Ma non è che un delirio. Le anime, al pari delle umane spoglie, si incontrano, non si fondono, e cessato l’attimo misterioso ognuna di esse si riprende, ritorna sola. Tale fenomeno della psiche è, io credo, il punto di partenza per un volo di sogni e di sensazioni che i giovani facilmente possono scambiare per una divina chiamata.
Certamente i più esposti ad essere colpiti da codesta illusione sono quelli che hanno particolari disposizioni: mente aperta, immaginazione viva, sensibilità, scorrevolezza a maneggiare la penna. Sono i premiati nelle scuole, i vittoriosi nelle Accademie e nei Concorsi; sono le fanciulle che si dilettano a copiare le pagine dell’autore preferito e che hanno il tavolino pieno zeppo di composizioni; sono gli intellettuali, non v’ha dubbio; essi hanno quasi tutto per riuscire. Ma nel quasi sta racchiusa la loro condanna. Un filo impercettibile separa il dilettante dall’artista; non è più grosso di un capello, eppure siate certi che quel filo arresterà, paralizzandole, tutte le altre qualità. Una linea in spessore, in profondità un abisso.
Che cosa sia propriamente e in che cosa consista tale differenza nessuno ancora ha saputo misurare, come non si misura la forza di amare e di soffrire, temperature speciali dell’anima che sfuggono agli umani scandagli. Così a un dipresso si potrà forse dire che occorre all’artista ed al poeta una capacità di ricevere le impressioni doppia alla solita, perchè chi sente in misura normale esaurisce in misura normale ed è necessario a chi vuol rendere, cioè far sentire ad altri ciò che egli stesso ha sentito, una somma di ardore da lungo tempo immagazzinata, tale da essere sufficiente al nutrimento proprio ed a quello delle altre anime, ed inoltre una facoltà specialissima di rinnovarla quando si esaurisce.
Tutto ciò solamente per stabilire la vocazione, quanto a dire il terreno su cui edificare poi il paziente lavoro della educazione artistica.
Un vecchio maestro di poesia, Lamartine, ripensando ai primi sogni della giovinezza, si domandava:
“Jamais l’éspoir des matelots
Couronna-t-il d’autant de roses
Le navire qu’on lance aux flots?„
No, tutti i giardini dell’Ellade non basterebbero a fornire le ghirlande che la fantasia intreccia in quell’alba gioiosa di una anima che cerca la sua via e il pittore che dipinse L’imbarcazione a Citera non ha trovato colori più tenui, sorrisi più seducenti di quelli che abbelliscono i sogni del giovane poeta. Costa così poco lodare i primi passi di un fanciullo! Se si tratta di una donna la galanteria rende il complimento obbligatorio. E poi nessuno pensa che anderà molto lontano. Questa considerazione riesce perfino a spuntare la lingua acuminata dell’invidia.
Anche l’Editore per la prima volta, spinte o sponte, si riesce a trovare; si trova l’articolino; si trova l’amico o l’amica che si interessa alla pubblicazione, che promette di farne vendere molte copie. È un po’ come quando dinanzi alla folla di una piazza si tenta di avvicinarsi alla prima fila; c’è sempre qualcuno che guardandoci con una cert’aria tra il dabbene e il melenso che pare voglia dire: “Anche lei qui!„. si scarta di un centimetro per lasciarci passare. Siamo ancora ai confini, non conoscono le nostre intenzioni. Ma se facciamo tanto di sforzare le file sempre più compatte quanto già ci avviciniamo al centro, sentiremo che gomitate, che pugni nelle reni, che resistenza granitica! È allora proprio che si riconoscono tutti fratelli, cioè tutti uguali nel difendere il possesso. Guai ai toraci tisicucci fra quelle strette! Non è il primo passo il più difficile quando si tratta di una lotta perpetua, la lotta di uno contro tutti, sempre rinnovati, sempre forti di fresche reclute.