Povera donna!
Appunto perchè il vostro ideale era alto non vi potete appagare di una mezza gloria guadagnata frusto a frusto. E’ la commozione universale che occorre al vostro sogno, è la conquista definitiva delle anime; e per giungere a ciò epurate ancora l’opera vostra, raccogliete tutte le voci del vostro cuore, date ali all’ingegno, avanti, sempre avanti. Non è vicina la meta? I giovani, coloro che stanno tastando i primi scalini, vedendovi tanto innanzi, non immaginano neppure con quali sforzi di equilibrio state ritta e non sentono la furia del vento che romba a quelle altezze. Dicono: quella è arrivata! Ma voi chiudete gli occhi nel terrore dell’abisso che vi sta sotto, e fatta pura nelle vostre lagrime, affrontate con ardore l’ultima scalata. Povera donna! E’ qui che vi aspetta la lotta corpo a corpo.
Coloro che salirono insieme a voi, sperando, amando, lavorando come voi avete fatto e che ancora non giunsero, eccoli schierati sui vostri passi. Essi vi attendono, appostati come banditi in agguato, sul piccolo scaglione che poterono conquistare. Come voi hanno l’amarezza dei patiti disinganni, perchè essi furono al pari di voi buoni e fidenti e credettero nel loro sogno. Ed ora non credono più. La loro opera, la loro opera d’amore, giace dimenticata. Essi scrivono ora come non avrebbero voluto scrivere mai, per necessità di logica, perchè hanno sdegnato le altre vie e devono percorrere questa fino in fondo, incatenati e schiavi del loro ideale ch’essi volevano vincere e che li ha vinti. Guardateli bene, sono i vostri peggiori nemici! Forse, con stupore, riconoscerete volti lontanamente noti, mani che un tempo si erano tese fraternamente a voi, quando essi avevano la generosità della giovinezza che si sente ricca e che dà. Ma quei tempi sono passati e la vostra stessa qualità di donna che allora facilitava la dispensa della lode, inasprisce i loro disinganni. Ognuno di essi era ben disposto a festeggiare la scrittrice quando nel suo interno la considerava come un leggiadro puppazzetto del suo medesimo sogno, inoffensivo, divertente, forse utile. Ma è tutt’altra cosa se la donna diviene una rivale nella concorrenza. Vi ricordate il papato di prete Pero? — Questo è un papa che ci crede. — E’ un papaccio in buona fede. — Diamogli l’arsenico.
Al punto in cui la lotta si impegna seriamente la differenza del sesso è cagione di astio maggiore. E’ allora che la scrittrice si sente straniera in mezzo a quegli uomini inaspriti che hanno gettato la maschera della galanteria, ripresi dalla atavica brutalità dell’animale in guerra. E’ il momento supremo. Se le forze, signora, vi hanno sorretta fin qui; se l’umiliazione; il dolore, lo scoramento, lo scetticismo, l’odio, non vi abbatterono sul fatale gradino dal quale nessuno si alza più, resisterete ai colpi dei vostri fratelli? Pensate di quante umiliazioni, di quanto dolore, di quanto scoramento, di quanto scetticismo, di quanto odio furono essi stessi abbeverati prima di snaturare nei lividi conati dell’invidia l’ingegno che mirava ad alte cose — e quando una fanciulla verrà a chiedervi se deve fare la scrittrice, penso le chiederete almeno se nella sua vocazione ha contemplato la possibilità del martirio.
Tutto ciò che dissi fin qui si rivolge alle donne che pensano sul serio a divenire scrittrici. Per le altre, per le dilettanti, la via è larga e se esse si accontentano dei successi da salotto e di un paio di talleri per i loro guanti, non c’è nulla a dire. Solamente è accendere ben molte girandole per ottenere un lumino da cercar lumache. Quando la gloria e il guadagno debbono restare così lontani, non val meglio rinunciare ad una impresa dove si sciupano invano tante energie che troverebbero migliore impiego altrove? Questo io dico alle donne seriamente, onestamente, persuasa di fare a qualcuna un momentaneo dispiacere, e me ne duole, ma più persuasa ancora di evitare loro rancori e disinganni.
A scrivere per sè ogni donna intelligente riesce a meraviglia. Scrivere per il pubblico invece è tutt’altra cosa ed è cosa difficilissima, che non si insegna e non si impara, ed anche quando la si sa è traditrice sirena che troppe volte trascina a naufragare fin sotto i fanali del porto. Guardiamo quante signore recitando in casa propria per i loro amici, o altrove in serate di beneficenza ci meravigliano per la grazia, l’efficacia, il calore della loro recitazione; ci sembra che esse non avrebbero da far altro che salire i gradini di un vero palcoscenico per essere pareggiate alle attrici più in voga. Ma ci inganniamo. Portate fuori dal loro ambiente, dal circolo ossequioso che le sorregge, dalla libertà e dalla limitazione della loro parte, dall’eccitamento momentaneo, dalla sicurezza che qualunque cosa accada non rischiano nulla in quella posta e che resteranno anche dopo le signore di prima; cambiati tutti gli accessori, e il lavoro, e il pubblico e lo scopo, vorrei vedere quante di loro si salverebbero!
C’è una ragione brutale che, ove non ve ne fossero cento altre, basterebbe a creare la differenza tra il dilettantismo e la professione d’arte; la ragione del denaro. Quel denaro a cui mirate con tanta ansia, credete che il pubblico se lo lasci levar di tasca senza una terribile lotta? Pensate che il pubblico quando ha pagato diventa dispotico e quando non è contento, feroce addirittura. Tutte le scuse che salvano il dilettante, non valgono per l’artista; si può compatire il primo, ma per gli errori del secondo non vi sono che fischi.
Ah! se non sapete, se non intuite cosa vuol dire trovarsi soli dinanzi alla massa del pubblico che non conoscete, fra cui sono indifferenti, distratti, idioti, maligni, invidiosi, vanitosi e appena qua e là, lontana e isolata, qualche rara anima che vi ascolta con simpatia, che non può parlarvi e che voi cercate disperatamente coll’ardore del vostro desiderio; se non sapete, se non intendete la dolorosità del distacco di quella parte di voi stessi che va a fecondare gli altri sollevandoli un istante dal torpore in cui vivono, e quanto del vostro sangue dei vostri nervi, del vostro cerebro dovete dare per giungere fino ad essi, per scuoterli, per infiammarli, per farli palpitare insieme a voi; se non sapete, se non intuite in mezzo alla vostra grande passione l’oltraggio di un sorriso ironico, il susurro agghiacciato dalla disapprovazione... e il vuoto della folla che si ritrae, mentre un sibilo viperino vi sferza il volto... ah! se non capite, se non intuite questo strazio e non siete preparati ad affrontarlo con reni di bronzo, con muscoli d’acciaio pronti al rimbalzo, non illudetevi neppure di poter strappare al pubblico quel grido di belva domata che solo segnerà la vostra vittoria.
FEMMINISMO STORICO
Un piacere vivo, quasi un conforto ad una lunga fede, io provo tutte le volte che leggo vite, biografie o studi di donne antiche, di donne morte, di quelle donne che il femminismo moderno addita sempre in prova di vile servaggio, di compressa intelligenza e che pretende redimere dalle odiose catene del maschio. Prendiamo un esempio di prosa femminista per intenderci meglio. “Vogliamo lo sfacelo di tutti i pregiudizi che per succedersi di secoli curvarono la donna sotto il loro giogo impedendole ogni esplicazione alta e serena delle sue facoltà intellettive e spirituali. Vogliamo poter vivere secondo i nostri gusti e le nostre tendenze, vogliamo lottare e lavorare e se un sogno di gloria ci arride che ci sia permesso di realizzarlo. Scompaia la vana bambola, il prezioso gingillo, e sorga libera e redenta la donna capace di ispirare all’uomo nobili e grandiose azioni„: Questo è ciò che io lessi in un giornale di propaganda.