Eppure non mancano le persone di buona fede che dicono ingenuamente: Ma bisogna pur fare qualche cosa per le donne che non trovano marito! Ora in tale circostanza una sola cosa potrebbe veramente riescire efficace: trovare il marito. Se questo non si può, tutto il resto è fumo e rumore vano; perchè mi vorrete concedere che isterilire sopra un calamaio piuttosto che sopra una calza come si faceva una volta non muta affatto la questione; e che l’infermo voltandosi sull’altro fianco si illuda di diminuire le proprie sofferenze, come ragionamento da infermo si può compatire, ma non sarà mai il ragionamento della scienza. Non serve proprio dar fiato alle trombe e stendere dei programmi per cambiare semplicemente di doglia, col pericolo già avvertito che la doglia futura sia anche maggiore e di più gravi conseguenze che non l’antica.

So che i femministi citano volontieri le donne d’altri paesi. Piano a ma’ passi — rispondo con una sentenza di casa nostra. Piuttosto che uno studio profondo e un vero convincimento, io vedo in codesta mania quella medesima che fa preferire le maniche a pallone quando è troppo tempo che si portano le maniche piatte. Faccio una sola domanda: È maggiore la moralità e l’idealità di quelle donne? Chi le ha conosciute dice di no e dicono di no anche i fatti diversi delle gazzette di quei paesi. Dove dunque non è progresso morale non è vero progresso. Quanto all’essere felici, torniamo da capo. Le spinster che tengono conferenze e presiedono meeting sono davvero più felici delle nostre parenti che coltivano i loro gerani sul davanzale della finestra e preparano delle trine all’uncinetto per il salotto domestico? Tutto dipende dal punto di vista, ma anche questo non bisogna forzarlo. La vita naturale fisiologica della donna è nella casa: se qualcuna crede di battere altre vie, le ha sempre battute da che mondo è mondo e nessuno impedirà di farlo anche adesso; ma erigere l’eccezione a sistema, la medicina a pane quotidiano e propinarla alle giovani creature che non chiedono altro che di vivere secondo i diritti naturali, e far loro un torto di essere così, questo è l’errore funesto delle nuove teorie.

Riassumendo la mia povera opinione domando: Che cosa vuole il così detto movimento femminista? Migliorare la donna? ma se vediamo colla storia alla mano e col solo nostro ricordo mirabili creature riguardando le quali ogni donna deve umiliarsi e imparare! Provvedere meglio all’educazione dei fanciulli? Ma se l’educazione non ha nulla a fare coll’istruzione, tanto intima, raccolta, personale è quella, tanto questa è parolaia, piazzaiola e pubblicamente infeconda! Contendere all’uomo le sue funzioni? Ma perchè? Per aiutarlo no; egli non ne ha bisogno. L’aiuto che egli ci domanda è di ben altra importanza e noi affannandoci a volergli dare quello che non gli occorre lo verremo gradatamente privando del solo bene che gli possiamo realmente offrire, essendo primissima tra le leggi naturali quella che non permette la concentrazione di forze in un punto senza affievolire le altre parti. Variare l’occupazione delle donne che non avendo figli si annoiano in casa?... Alla buon ora; questa piccola ragione potrebbe essere la vera; ma è ben piccola per interessare ad essa tutto il mondo. Proprio non vale la pena di una alzata di scudi. Basterebbe che quelle donne se la intendessero tra loro senza gettare tanto biasimo e tanto disprezzo sulle altre, senza pretendere di voler innalzare la loro piccola idea più o meno pratica alle grandiose proporzioni di un ideale umano.

Resta la questione economica che si può dividere in due programmi, uno finanziario l’altro morale. Quanto possa essere giovevole in tempi di difficile impiego per l’uomo la concorrenza della donna, cioè la moltiplicazione in tutte le carriere della già enorme falange degli aspiranti è un quesito assai più che problematico. È dunque una guerra che le donne vogliono muovere all’uomo, una specie di arena dove i combattenti si contenderanno il pezzo di pane. Dicono che per la donna questa attitudine è più nobile che non quella di ricevere il pane dal padre, dal marito o dal fratello. Ora che due cani incontrandosi intorno ad un osso giudichino in tal senso non mi fa meraviglia; ma che l’uomo e la donna dopo tante lotte insieme combattute, dopo tanto sangue e tante lagrime versate insieme, debbano ritrovarsi in quella medesima attitudine animalesca è cosa che rattrista e che impensierisce.

AD UNA INCOGNITA (APPENDICE).

Ho ricevuto questo biglietto che trascrivo integralmente: “Benedetta la voce che si eleva a difendere la vera ed unica superiorità della donna! Benedetta la voce autorevole che proclama la santità della maternità! Ma chi ha dovuto rinunziare al più bel nome che possa far sussultare un cuore di donna, chi ha visto cadere a terra infranto un ideale tutto amore, sarà condannabile, buona e valorosa Neera, se, pur rifuggendo da ogni teatralità consacra l’ultimo resto della sua sterile giovinezza al lavoro dell’intelligenza?„ Firmato: “Una donna„.

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Ecco dunque che per quanto ci si metta di buona volontà non si riesce mai a farsi intendere da tutti. È scoraggiante, se vogliamo, non sufficiente tuttavia per farmi desistere dal consigliare quello che io credo il solo bene della donna. E a questa donna, a questa ignota, a quest’una fra mille mi piace oggi rispondere perchè altre ne potranno approfittare, considerando anzitutto che in una questione d’interesse così generale, il caso isolato non ha alcun valore.

La mia gentile anonima ha dovuto rinunziare al più bel nome che possa far sussultare un cuore di donna, ha visto cadere a terra infranto un ideale tutto amore; poveretta, è assai da compiangere, ma ciò non ha nulla di comune colla questione femminista.

Ella ha certamente tutto il diritto di consolarsi col lavoro dell’intelligenza, come lo avrebbe a coltivar fiori, a visitare ammalati, a occuparsi di opere benefiche, anche a viaggiare o a far raccolta di francobolli, insomma tutto quello che le pare e piace. Chi pensa mai a contrastarglielo? Resta però che tutte codeste belle cose non sono altro che fiches de consolation, pannicelli caldi, cerotti innocenti e che la ragione di esistere per la donna è precisamente quella che all’anonima è mancata; una profonda sventura per lei, non un’occasione di proclamare il progresso della donna per altre vie. Cerotto e pannicelli caldi non possono mai essere un progresso, nè una idealità; sono piccoli rimedi che ognuno di noi si applica il più segretamente possibile rimpiangendo il tempo in cui non ne aveva bisogno. I lavori dell’intelligenza che si fanno a caso disperato entrano appunto in questa categoria umile ed oscura; sono affarucci privati che non riguardano il pubblico. Ma poi la gentile anonima lo ha già detto “rifuggendo da ogni teatralità„ ed io mi immagino di vederla, questa donna infelice, raccolta in sè stessa, ascoltare e far sue le grandi voci della natura o quelle che per il tramite dell’arte pochi chiamati comunicano al largo pubblico dei sofferenti, e dar vita alle due sublimi parole dell’intendere e dell’ammirare in cui una nobile anima può trovare tanto diletto da riempirne l’esistenza. Così fosse sempre l’intelligenza per la donna quale lampada votiva che illumina il tempio, alla quale si rivolgono, sollevandosi, gli sguardi del celebrante e gli sguardi dei fedeli.