E se le serene contemplazioni della mente, i lunghi raccoglimenti, l’ammirazione silenziosa non bastano ad alcuni femminili spiriti irrequieti, si donino essi ancora e sempre alle opere d’amore. Pieno è il mondo di bambini abbandonati, di vite infrante, di cuori sanguinanti, di malati, di ribelli, di traditi, di gente a cui manca il sorriso e il bacio spirituale di una donna. Senza uscire dalla propria casa la donna ha modo di beneficare i suoi parenti, i suoi dipendenti, i vicini, gli amici, tutti coloro che vengono più o meno a contatto del di lei cuore e del di lei criterio illuminato. Se in ogni casa vi fosse una donna di proposito la quale non facesse altro che presenziare alla vita tanto basterebbe perchè una quantità di scogli venissero evitati e sciolte le più gravi questioni della felicità.

Un viaggiatore arrivando presso una tribù selvaggia trovò tutti gli abitanti schierati in processione attorno ad una vecchia la quale, ornata di monili e di colori smaglianti, era fatta segno alle più grandi ovazioni della tribù che le saltellava intorno con capriole giulive e stridore assordante di grida e di istrumenti in segno di omaggio. Il viaggiatore domandò subito chi era quella vecchia a cui si rendevano insigni onori ed ebbe in risposta che si trattava del suo funerale. Come? Seppellite i vivi? esclamò il viaggiatore scandolezzato. E così era. La tribù, nomade, non potendo trascinare in lunghi viaggi i vecchi e gli infermi, li uccideva al principio di ogni spedizione, dando loro il contentino di un bel funerale anticipato ed ubbriacandoli con tanto rumore e tanto lucicchio, che la vittima stessa, stordita, camminava incontro alla morte come verso una apoteosi.

Costumi selvaggi, non è vero, mia signora? eppure non vedo che sia una cosa molto diversa quella che si sta ora preparando per noi. La soppressione della donna e della famiglia: ecco a che tende il così detto femminismo e naturalmente ci inorpellano con grosse parole rimbombanti affinchè ci apprestiamo a morire con grazia. Un mio avversario ebbe a dire una volta che per tre motivi soli si combatte il femminismo. Lo combatte il Governo per gelosia di potere, lo combatte l’uomo per gelosia di sesso, e lo combatte fra le donne, la donna ignorante. Non appartenendo io dunque nè al Governo, nè al sesso forte, è chiaro come il sole che le mie opinioni provengono dalla mia ignoranza. Ebbene, quale donna ignorante reclamo il diritto di aver paura della morte.

LA PARTE DELLA DONNA

Sempre mi sta dinanzi la casetta di Lazzaro in Bethania, sulla vetta della collina, cinta di ulivi e di tamarindi. È là che Gesù in mezzo a due donne tanto diverse l’una dall’altra pronunciò le sublimi parole “Marta Marta, tu sei sollecita e ti travagli intorno a molte cose, ma di una sola fa bisogno„.

Io sono persuasissima che tutte le donne le quali ora lavorano per la questione così detta femminista ritengono fermamente di averla sepolta la buona Marta con tutte le sue faccende domestiche e si immaginano di essere Maria, Maria a cui Gesù disse “Tu hai scelto la buona parte, quella che non ti verrà tolta„. Esse invece non sono che Marte moderne; hanno abbandonato la rigovernatura delle stoviglie ma rigovernano ancora e si affannano materialmente intorno a Gesù, invece di offrirgli in silenzio l’ardore dell’anima — la sola cosa di cui fa bisogno.

Una singolare confusione di idee si è venuta ora sovrapponendo alla nozione semplice e retta dei reciproci doveri e per ciò queste donne chiedono: volete che noi viviamo lungi dall’anima del compagno, insensibili alle vittorie e alle delusioni sue? e vivere accanto all’anima del compagno, partecipare alle sue vittorie e alle sue delusioni, vuol dire essere avvocato come lui, dottore come lui, professore come lui, scrittore come lui, elettore, conferenziere, mitingaio come lui; cioè interpretare la propria missione nel modo più pedestre, più gretto, più egoistico, più contrario all’ordine ed alla economia sociale, in cui i due sessi rappresentano due forze e due energie opposte, come sarebbe a dire le radici e la vetta dell’albero, entrambe necessarie ma per vie diverse alla completa fioritura di esso.

L’ideale è che la donna sia tanto unita all’uomo da non formare che un essere solo, dunque una sola questione e un solo interesse: non capisco il progresso della donna disgiunto dal progresso dell’uomo. Se l’uomo ha progredito ha progredito con lui anche la donna per ineluttabile legge di equilibrio naturale, e progredirà ancora, ma senza bisogno di scindere quella che io chiamo causa comune. Fare ognuno la propria parte con un medesimo fine, ecco ciò che si deve; ma ognuno la propria parte.

Non è del resto da meravigliarsi che l’utopia dopo di avere debellato lo spirito forte, il maschio, si attacchi allo spirito debole, la femmina, e mieta abbondantemente in ogni campo e in ogni classe, poichè essa ha veramente la superficie iridata degli specchietti per allodole ed alle spostate offre la seduzione delle carriere libere, alle infelici la speranza di riformare il loro destino, alle pedanti la gioia di stendere dei programmi, alle sciocche il mezzo di apparire intelligenti, a quelle che si annoiano una occupazione, a quelle che flirtano un campo nuovo da esplorare. Tutte credono di essere mosse da un unico ideale grandioso e tutte non fanno altro che girare su se stesse.

Certo vi sono anche anime elette che aspirano ad una perfezione i cui germi stanno esclusivamente dentro di loro, e queste veramente mi interessano e mi fanno compassione, come bravi soldati troppo impazienti che si stancano e vanno sciupando le loro forze a guerreggiare contro i fantasmi. Intanto abbiamo nel campo femminista uno spettacolo non molto dissimile da quello che presenta il Santo Sepolcro a Gerusalemme dove ardono quarantatre lampade: tredici per la fede dei cristiani Greci, tredici per la fede dei cristiani Latini, tredici ancora per i cristiani Armeni e quattro per i Cofti — tutti persuasi di adorare il vero Dio.