Non aveva dimenticata una ragazza, Collini, in terza; una faccia scialba, dagli occhi neri e dalle labbra rosse, con la carnagione picchiettata di lenti, la quale aveva sempre delle storie misteriose da raccontare in segretezza; storie che non si sentivano mai per intero, di cui le parole strane, svisate, spostate, volavano di bocca in bocca, eccitando la curiosità senza soddisfarla.
Erano discorsi proibiti e per questo solo interessavano, chè del rimanente non ci si capiva nulla, almeno Marta che non era punto maliziosa.
Una volta la Collini aveva recata una parola nuova, bizzarra, che nessuna delle bimbe aveva mai udito pronunciare. Cercata la parola nel dizionario, si trovò che rispondeva a «femmina di mal affare;» per cui tutte si guardarono in faccia meravigliate di comprendere anche meno; finchè un altro giorno la Collini spiegò loro che quella parola voleva dire: «donna che si vende:» onde nuova confusione, che le giovani menti sciolsero ognuna a suo modo, restando nel pensiero di Marta l'idea di una donna sucida e puzzolente.
Nè da tale concetto potè liberarsi più tardi, quando incominciando a squarciare i veli della vita, seppe che vi sono nel mondo donne che si danno a tutti gli uomini; ed anche non sapendo precisamente ciò che implicava, in tal caso, il verbo darsi, queste donne rimasero per lei un mito, qualche cosa di fenomenale come le sirene, e se le immaginò sempre sucide e puzzolenti; tanto lontane da lei, così fuori dalla sua orbita, che non le destavano nemmeno la curiosità.
Vivendo con la madre in un ambiente onesto, nessuna circostanza rimoveva intorno a lei il lezzo della società, per cui la sua anima nobilmente femminile si era alzata a poco a poco, senza urti, senza ostacoli, all'idea vaga dell'amore; idea che poggia fra l'ignoranza e il desiderio, descrivendo la curva iridescente dell'arco baleno, dove tutti i colori sono riuniti per l'occhio che li guarda da lontano, dove la mano non stringe nulla.
La sua verginale ignoranza faceva sì ch'ella non ammettesse altri strati all'infuori delle nuvole o degli abissi, ed ecco che la terra le mancava sotto ai piedi, e alla nuova rivelazione della vita arrestavasi sbigottita, incerta.
Quanti amori vi sono dunque? Quello che la Collini spiegava in segretezza, ignobile, vergognoso e che per una mostruosa catena si riallacciava al primo amore di Alberto? o l'amore etereo celebrato dai poeti, sognato nell'ebbrezza di una notte di luna, cantato sulle note del cembalo? o l'amore voluttuoso e ardente di Diana di Poitiers, stringentesi al seno la testa adorata?
Ma perchè nessuno, nè la Collini, nè i poeti, i pittori, le amiche, e nemmeno la madre, le avevano parlato dell'amore come ella lo aveva trovato? Perchè non le avevano detto: Tu entrerai, ignota, nel letto di un ignoto; il vostro contatto sarà senza delirio e i vostri cuori si avvicineranno senza fondersi?
L'inutilità de' suoi slanci amorosi di fronte alla freddezza di Alberto, le fecero germogliare un dubbio. Si era dunque ingannata in tutto! Per piacere agli uomini, per cattivarseli, non occorreva nè il sentimento, nè la devozione, nè la grazia; che cosa ci voleva dunque?
Abbandonata a sè stessa la sua immaginazione si smarriva. Decisa a tutto per vedere suo marito innamorato, avrebbe voluto conoscere quelle che nei libri si chiamano: le arti delle cortigiane. Anche nella storia, anche ne' suoi libri di istruzione aveva trovato esempi di quelle donne maliarde che affascinano. La morte di Oloferne, la disfatta di Cesare, non erano forse l'opera d'una donna?