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—Dove sta Mària tutti i giorni per tante ore?
—Padre, tu sai ch'ella amò sempre la corsa e le lunghe escursioni. Ella è come gli uccelli dell'aria; la terra la stanca e nel nido si annoia. Lasciala volare la nostra aquiletta…………………. ………………………………………………………..
Ma, dopo qualche tempo, l'umore di Mària cambiò ancora. Ella continuava bensì ad assentarsi, ma al suo ritorno non aveva più quell'aria selvaggia e fiera. Una insolita dolcezza le ammorbidiva lo sguardo, e le capitava qualche volta di sorridere da sola, come inseguendo il bagliore di una visione.
Si faceva più tenera, più mansueta. Acconsentiva a intrecciare corone insieme a Maria, mostrava di interessarsi al suo piccolo mondo di insetti e di fiori. Quando rideva, le si illuminava tutta la faccia, ed aveva allora un'espressione così nuova che la dolce fanciulla non rifiniva dal guardarla e dall'ammirarla. Le disse una volta:
—Mària, non sei più la Mària di prima. Qualche cosa di diverso c'è in te.
E quella a ridere coi dentini fitti e bianchi, che sembravano voler mordere le labbra. Le era spuntato da poco tempo un nèo sulla guancia destra.
—E questo spino nero che ti ha cambiato—diceva Maria.—Non ti ha cambiata male; ma, se ti annoia di tenerlo, io potrò ben levartelo.
—No, no guai a te! È la mia bellezza.
—Bellezza, bellezza,—ripeteva Maria per un numero infinito di volte, non sapendo bene che rapporto ci fosse tra la parola bellezza e quel piccolo punto nero.