Le gemelle erano occupate a far seccare il fieno per la mucca, ed a raccogliere legna per la provvista invernale. Mària tuttavia trovava sempre modo di scomparire per qualche ora.

Il suo carattere continuava a presentare grandi ineguaglianze, sbalzi improvvisi dal riso al pianto, ora ciarliera fin troppo, ora rinchiusa e mesta tanto che le si affilavano le guancie da parere ammalata. Talvolta aveva gli occhi ardenti come bragie, quegli occhi che facevano paura a Maria, per cui la dolce fanciulla pensava: Mio Dio, che cosa ci sarà dentro?

Andava ancora a sedersi sul suo picco solitario, e di là slanciava nella valle certi canti che sorprendevano Maria. Non era più la nenia monotona dei loro due nomi riuniti; erano canti nuovi, strani e soavemente belli. Forse—rifletteva Maria—ella fa come gli uccellini; appena nati pigolano e poi cantano.

La dolce fanciulla stava ad ascoltarla. A tratti una parola bizzarra entrava a far parte della canzone. Una frase specialmente la colpiva e perché le era ignota e perché Mària la pronunciava con una particolare inflessione di voce, quasi languente, morente nello spasimo: sospiro per te!

Maria ripeteva a bassa voce: "sospiro per te". La cadenza di quella frase la ammaliava, e le pareva che le foglie degli alberi stormendo dicessero qualche volta: "sospiro per te". Non diceva anche "sospiro per te" il piccolo filo d'acqua che scendeva dalle rocce? Dai folti ombrosi della selva una voce oscura modulava con accento più tenero ancora: "sospiro per te!"

Tutto ciò era delizioso nei rosei meriggi dell'autunno, quando le due sorelle riposavano in mezzo al fieno raccolto e il profumo penetrante di esso si mesceva alla ebbrezza dell'ora e dell'età.

* * *

Supina sul prato, colle braccia arrotondate intorno alla testa, Mària disse una volta:

—Se morissi, che faresti tu?

Maria, che non aveva mai pensato alla morte, rispose: