Pallida assai era la giornata; un velo cingeva i monti, una leggiera nebbia sorgeva dal piano, una malinconia di natura morente esalava dagli alberi, dalle foglie ingiallite, che si staccavano e cadevano gemendo. Sul terreno umido i passi non destavano alcun suono. Mària uscì lentamente dalla baita.

Fuori, sulla bella spianata dove ponevano ad asciugare le foglie dei faggi, era rimasto uno zoccolo di Maria. Ella si chinò a raccoglierlo. Il piede di Maria era tanto piccino, che potè far scivolare lo zoccoletto in tasca con tutta facilità, e, tenendovi sopra la mano, si diede ad affrettare il passo quasi temesse di essere sorpresa.

Ma sostò un altro istante nel sentiero, dove ella e Maria solevano cogliere i fiori ed intrecciarli: e ad un certo posto ombreggiato, dove si erano riposate tante volte insieme, dove avevano ciarlato, e dove si erano abbracciate. Tutta, tutta la via era piena delle memorie di quella esistenza in due che era stata tanto intima e tanto serena.

—Sorella! sorella! sorella!

Così gridò nello spazio vuoto; sotto i noccioli, che sembravano piangere, umidi di nebbia, colle foglioline morte che le cadevano sulle spalle e sul capo a guisa di carezze malinconiche.

Ancora una sosta al sasso, al suo picco prediletto. Qui esitò. Da quel punto, volgendosi indietro, si scorgeva il tetto della baita, di dove in quell'ora svolgevasi una sottile colonna di fumo. Sembrava un richiamo, un invito dolce e sommesso, una tacita preghiera, un incenso d'amore, di pace, di perdono.

Con uno sforzo violento Mària si mosse, e senza più esitare, senza voltarsi indietro, senza arrestarsi, prese la discesa della valle, sparì…………………………………

PARTE QUARTA

IL MALE.

Molti giorni erano passati; e dall'alba al tramonto, dal tramonto all'alba essi aspettavano ancora.