Ciò che non ha cambiato in Olanda sono quelle case mute e senz’occhi che possono apparire graziose quando si presentano minuscole e sparse nel mezzo di una prateria o lungo lo specchio di un canale, ma che allineate per centinaia e centinaia di metri nelle vie di una città, tutte simili, tutte piatte, tutte fredde, generano una indicibile impressione di monotonia e di uggia. Sono case fatte di vetro e di legno; il vetro delle finestre, il legno delle porte; e porte e finestre così serrate, così fitte che di muro (quando è muro) vi è appena quella striscia indispensabile per tenerle insieme. Botteguccie che seguono a botteguccie, usciolini a usciolini; hanno della gabbia e della scatola le più semplici; se qualcuna tenta di vincere le compagne in altezza e in ricchezza assume l’architettura di un croccante. Nessuna ci dà quel senso di comodità, di riposo, di ampiezza delle nostre case, dove l’abbondanza del muro è così avvolgente e suggestiva. Non vi sono linee grandiose, non mistero di portici, non fantasia di spezzature, non contrasto di ombre e di rilievi. L’assenza di balconi e di persiane toglie loro ogni apparenza di vita perchè una persiana ha tre modi almeno di presentarsi: aperta, chiusa e semichiusa; ed ognuna di queste attitudini ha una fisionomia propria, direi un’anima. Il balcone poi è così ricco di vita e di cambiamenti che la sua mancanza dà a noi italiani un senso di incompleto e di monco. Dinanzi a quegli usciolini piccoli e sempre chiusi, a quelle finestre vetrate e sempre chiuse colla immancabile esposizione interna di vasetti e di ninnoli, senza che mai nulla si muova, che si agiti, che adduca un cambiamento di forma e di colore, si sospetta che anche le persone che abitano quelle case debbano avere una mentalità e una sensibilità ben diverse dalle nostre, altri bisogni, altre passioni.
La placidità olandese, oramai passata in proverbio accanto alla furia francese, alla flemma britannica e alla vendetta côrsa, confermata dagli ultimi versi del sonetto sull’Olanda
... i larghi letti insidiati invano
su cui l’amore ha scritto a stampatello:
Chi va piano va sano e va lontano,
è forse una leggenda. Le kermesse ad ogni modo vorrebbero dire che la placidità olandese è una specie di vino imbottigliato; più sta chiuso e più fermenta, finchè fa saltare il tappo e allora... alla grazia di Dio!
Volli chiedere informazioni in proposito ad uno dei non molti olandesi che parlano francese e mi rispose essere davvero una specie di frenesia dalla quale sono prese specialmente la gente di campagna e le serve.
Le care serve colla cuffietta immacolata e la scopa in mano tutto il giorno non hanno altro pensiero che quello di accumulare denaro tutto l’anno per darsi alla pazza gioia nei giorni della kermesse. Ciascuna si sceglie il suo ciascuno e via per le osterie a bere, mangiare, ballare, ubriacarsi....
— La noce enfin! — concluse il mio interlocutore.
Io stetti un momento perplessa, poi arrischiai timidamente: