Trovò una casa decrepita ma pittoresca tanto da ricordargli le tele dei maestri olandesi. «Tutto era silenzio; non vi era anima viva nè nel villaggio nè nel cortile». Solo il Pastore stava nel suo studio e accolse gentilmente i visitatori scusandosi di doverli ricevere in una abitazione prossima alla rovina e mostrò loro i progetti per la fabbrica di una nuova casa. Intanto erano rientrate la madre e la sorella maggiore. — E Federica? Dov’è Federica? — chiesero tutti. — Non datevi pensiero — rispose il padre — ella verrà.
«In questo momento si aprì la porta e comparve la fanciulla. Era come una stella splendente sorta sul cielo della campagna. Le due sorelle vestivano alla tedesca e questo costume andava bene sopratutto a Federica. La sottana era bianca e lasciava scorgere i più graziosi piedini che si possano vedere; il busto era stretto e bianco; nero il grembiule. Camminava con passo leggerissimo come non sentisse il proprio peso, eppure le lunghe treccie bionde che scendevano dalla testa graziosa parevano pesanti per il collo gracile. Aveva gli occhi azzurri, lo sguardo chiaro, il naso piccolo ed alquanto rialzato; muoveva la testa con vivacità come se al mondo non vi fossero nè crucci, nè rammarichi; al suo braccio pendeva il cappello di paglia. Così io ebbi il piacere di vederla al primo momento in tutta la sua grazia e gentilezza.»
Su questa delicata visione che rassomiglia a un pastello dii Greuze, l’amore si iniziò rapidamente. Una passeggiata nel bosco al lume della luna, un incontro fortuito e delizioso sulla collina, tutto lo slancio di due temperamenti sensibili, tutta l’attrazione dell’età e della bellezza compirono l’incanto. Le visite a Sesenheim si moltiplicarono. Goethe potè scrivere ancora:
«Vi sono donne che piacciono sopratutto in una stanza ed altre che suscitano la nostra simpatia fuori di casa, in mezzo alla natura libera. Federica apparteneva a queste ultime. L’essenza del suo carattere, le stesse sue forme parevano sempre più belle quando camminava sopra un alto sentiero; le grazie della sua persona e del suo contegno sembrava allora facessero a gara colla terra coperta di fiori e il suo viso sereno sfidava la limpidezza del cielo. Ma questa piacevole atmosfera di cui era circondata ella la introduceva anche in casa. Il contegno di Federica in società faceva nascere il benessere; simile a un buon genio si portava di qua e di là a mitigare le asprezze, a colmare ogni vuoto, sempre con quel suo passo leggero che pareva volasse. A lato di Federica io mi sentivo infinitamente felice. Ero loquace, brioso, spiritoso, un po’ impertinente. Lo stesso avveniva per Federica: era franca, allegra, espansiva, gentile. Pareva che ambedue non vivessimo che per la società, mentre non vivevamo che l’uno per l’altra.»
Intorno ai due innamorati non vi era ombra di sospetto. Ognuno si fidava alla purezza di sentimento della fanciulla, all’onestà del giovane; e poi non era nelle abitudini del tempo e del paese la sorveglianza di simili cose. I sentieri di Sesenheim, le isolette del Reno, Hagenau, Philippsburg, tutta la bella campagna in giro raccolse l’eco di quella innocente e ardente felicità. Ma fino a quando?
Lo spirito irrequieto e la intelligente curiosità di Goethe che sempre lo spingevano a nuove investigazioni, lo distrassero alla fine dall’idillio amoroso. Altre gite, altri paesi, altre compagnie, studi e piaceri nuovi assorbirono la sua attività. Ascoltiamo ancora una confessione che è preziosa quanto istruttiva: «Mi abbandonai tanto più volentieri a questi divertimenti giacchè la mia passione per Federica cominciava ad inquietarmi. Una passione come questa che nasce e vive senza scopo ben determinato assomiglia ad una bomba lanciata di notte che sale in curva lucente e si confonde quasi colle stelle e pare persino fermarvisi, ma che poi scende e fa strage ove cade. Federica era rimasta la stessa. Non rifletteva o non voleva riflettere al fatto che la sua relazione con me un giorno o l’altro doveva finire.»
Quale indifferenza in queste parole! Il genio freddo e lucido del poeta trova la felice metafora della bomba lanciata in alto che si confonde quasi colle stelle e pare persino fermarvisi, ma poichè cadendo la strage non avviene nel suo cuore, che importa? Indirettamente fa una colpa a Federica di essere tanto costante. Perchè non cambiava anche lei?
«Diradai le mie visite; l’assenza mi fece proprio libero e il mio amore per la cara fanciulla si sviluppò nella conversazione scritta, poichè la nostra corrispondenza non era altro. In tali momenti potevo fare a meno di pensare all’avvenire; l’andamento della mia vita mi distraeva molto rendendomi possibile una attività svariatissima che dedicava il mio interesse a tutte le questioni del momento.»
Eccolo ben lontano da Federica, ed ecco l’ultima scena. Occupatissimo a rifare sul disegno originale il campanile della cattedrale di Strasburgo alla vigilia della partenza definitiva da quella città, si ricorda della fanciulla: «In mezzo a tanto trambusto non potei far a meno di rivedere ancora una volta la mia Federica. Furono giorni penosi. Quando dal cavallo le diedi la mano per l’ultima volta ella aveva le lagrime agli occhi ed anch’io mi sentivo assai male. Tornando verso Drusenheim fui preso da uno dei più strani presentimenti. Non cogli occhi del corpo, ma cogli occhi della mente vidi me stesso — vestito con un abito che non avevo mai portato, di color grigio e oro, a cavallo — venirmi incontro per la medesima strada. Quando mi scossi dal mio stupore la visione era sparita; ma è strano il fatto che dopo nove anni, vestito per caso con un abito grigio e oro, mi trovai su questa via allo scopo di rivedere Federica. Comunque sieno queste ed altre cose simili, fatto sta che quella visione in quel momento contribuì molto a tranquillarmi e a mitigare il dolore di dover abbandonare per sempre la bella Alsazia con tutto ciò che vi avevo acquistato. Uscito dalla confusione della separazione mi trovai abbastanza calmo e feci un viaggio tranquillo ed allegro.»
Davvero non si potrebbe essere più olimpicamente impudenti nella confessione del proprio egoismo. Nel momento in cui ella piange egli vede se stesso e ciò lo consola subito. Quell’abito grigio e oro gli stava bene senza dubbio e gli permette di continuare il viaggio tranquillo non solo ma anche allegro.