Come era gaio, come era allegro qualche volta anche Alberto Sormani, senza perdere mai di vista il suo scopo, conservando nell’apparente abbandono un substrato di personalità intangibile!... Tanto ricca e poliedrica è la sua figura che se per un lato non temetti di confrontarlo a Francesco d’Assisi, oso anche più applicargli alcuni canti di Walt Whitmann. Quella pienezza di vita e di sogni, quell’ardore di ideale, quella coscienza superba del proprio valore, ma con qualche cosa di più delicato e di più simpatico, erano anche suoi. Ognuno può riconoscerlo nel canto dell’Excelsior:
«Io domando. Chi è colui che è proceduto più innanzi? Perchè io voglio procedere più innanzi ancora.
«E chi è il più giusto? Perchè io voglio essere il più giusto della terra.
«E chi è il più cauto? Perchè io voglio essere il più cauto altresì.
«E chi è il più felice? Questi son io, perchè nessuno è più felice di me.
«E chi è il più prodigo? Perchè io prodigo incessantemente tutto il meglio che ho.
«E chi è il più franco e il più veritiero? Perchè io vorrei essere il più franco e il più veritiero degli uomini.
«E chi è colui che ha goduto l’amore di maggior numero di amici? Perchè lo so ben io che vuol dire l’amore appassionato degli amici.
«E chi ha gli ideali più vasti? Perchè io vorrei cingerli tutti colle mie braccia.
Alla pagina 71 del secondo volume di Walt Whitmann, Egli stesso segnò i passaggi seguenti: