È forse meno noto questo autoritratto:

«Severo, fier, bastevole a me stesso,

son cortese con tutti e tutti sdegno,

Penso molto all’amor, lo sdegno anch’esso

fissa la mente a più splendente regno.

Ho pochi affetti: la mia mamma morta,

una sorella che non visse mai...

qualche memoria... Poche donne amai

d’una passione austera, oscura e smorta.»

Come si vede la preoccupazione dell’altezza lo seguiva sempre anche nelle cose apparentemente frivole, alle quali egli non dava certo importanza, ma dove gli riusciva pure impossibile di dimenticarsi del tutto. E in questo ritratto che gli assomiglia tanto, la sua schietta originalità gli ha fatto evitare lo scoglio nel quale urtarono molti dei nostri uomini più insigni, giustamente rimproverati dal Carducci di aver posto in rima i connotati del loro passaporto. Egli, natura interna se ve ne furono, non fa cenno alcuno della propria persona, non si guarda nello specchio per copiarsi i lineamenti del volto; volendo esattamente riprodurre sè stesso tocca la sua anima e la fa vibrare sdegnosa e sincera.