Sdegnoso, sincero, ardente, ecco come appare Alberto Sormani in tutte le sue manifestazioni; tuttavia quest’ultima parola ardente non va presa nel significato volgare che si è soliti attribuirle. Corretto e spesso rigido e altero, il suo fuoco era tutto nell’anima «una calma perennemente ardente» diceva lui stesso. I suoi sensi gli ubbidivano sempre o piuttosto Egli li avvinceva alle sue idee al pari di ignobili schiavi.
Essendogli impossibile di vivere senza entusiasmi, era sempre innamorato di qualcuno o di qualche cosa: di un prato, di un monte, di una combinazione di nuvole, di un profilo visto da lontano, di un quadro di cui aveva letta la descrizione, di un poema sognato, di un colore, di una nota, di una semplice parola, di meno ancora; ed è incredibile lo spreco di forze che Egli si regalava, che prodigava in queste orgie della fantasia da vero poeta pazzo e sublime che brucia sè stesso per conoscere l’intima essenza della fiamma. Si capisce che dovesse disprezzare, essendo lui tanto prodigo, i poeti freddi che giuocano colle rime senza darsi mai alla musa. Una sua pagina su tale argomento può servire di scuola a molti:
«Ho riletto la *** di *** e mi ha dato da pensare. Adesso che lo conosco bene non ho più la minima opinione della sua poesia. Eppure il temperamento non gli mancherebbe, ma è una cosa che mi fa male a vedere come ispirazione, commozione, meditazione e concentramento sono per lui cose vuote di senso. Egli prende un foglio di carta, prende quel soggetto qualunque, molto vago, che gli pare si possa prestare a fare dei versi e comincia a scriverne uno, proprio così come vien viene; un verso sonoro, un verso dolce un po’ generico, che si presti ad essere continuato... Poi non ha altra preoccupazione che di trovare dei versi che si riuniscano coi primi che ha scritto. I pensieri vengono di volta in volta naturalissimamente, insieme alle rime; o ripete qualche suo movimento antecedente, oppure prende nell’immenso serbatoio delle reminiscenze qualche frase, qualche idea di patrimonio comune, di quelle che possono sempre piacere quando sieno manipolate in qualche combinazione nuova e così la poesia si finisce quasi per incanto. Questo non è il metodo del solo *** ma di molti altri. Non potete immaginarvi quale sia la mia repulsione per roba scritta così. Se mi venisse il dubbio che Dante componesse in questo modo non saprei più trovarci nè bellezza, nè forza, nè altezza. Ciò che si scrive deve essere cercato con passione, anche con fatica, deve essere quello o null’altro. Accontentarsi di ciò che capita è prostituire l’arte.»
Con tanto sentimento della poesia, con tanta genialità di concetti, era Alberto Sormani poeta? Io non esito a dire di sì. Non si deve giudicarlo da alcuni versi scritti in fretta o per celia e con giovanile irriflessione pubblicati. Egli ne lasciò pure taluno degno di lui. Scelgo questo saggio da un piccolo poema intitolato «Il giorno e l’anima» che parmi renda abbastanza bene i caratteri generali della sua poesia, pregi e difetti insieme.
MEZZOGIORNO.
Arde il cielo purissimo d’incanto
che si dilata grave e sonnolento
Tutto — pare — potrebbe in un momento
incendiarsi e bruciare. Io son d’amianto.
Io non brucio e nell’anima mi sento