Devant ma chaise

Une chaise attend.

Ce fut la sienne.....

La nôtre un’istant

e chi ha provato quanto spasimo vi può essere nella contemplazione di una sedia vuota comprenderà il pianto che goccia da questi versi così semplici e così veri.

Io penso, in quest’ora dolce e malinconica; a un’altra donna che pure nei vesperi solinghi conobbe l’amore ammantato di tutta la poesia che vi porta il fascino dell’arte e di un’alta intellettualità. Al di sopra di Zurigo stretta nelle linee cosmopolite della sua cultura e del suo commercio deve aleggiare ancora, raccolto, appartato su quella collina Verde che ne conobbe i sospiri, il nobile spirito di Matilde Wesendonk. Per l’amore che la commosse, per il silenzioso dolore che la sublimò, amo questa donna e mi è grato parlarne ad altre donne che al pari di me la ameranno.

Fu nel 1852 che Riccardo Wagner incontrò nella casa di un amico i coniugi Wesendonk. Egli era già ammogliato e già aveva conosciuto le amarezze di una unione male assortita cui inasprivano le continue lotte finanziarie trasportate da una città all’altra, dall’uno all’altro alloggio nelle disagiate condizioni di una vita errabonda, perseguitato dai creditori, incerto sempre dell’indomani.

I Wesendonk furono subito per lui buoni amici e in quella casa largamente ospitale, circondato da un lusso che egli aveva sempre inseguito senza poterlo raggiungere, apprezzato, fatto segno a squisite gentilezze, colmo di onori e di affetto, l’animo esacerbato di Wagner si adagiò nella morbidezza suadente di un sogno.

Non paghi di accoglierlo nella propria famiglia i Wesendonk posero a disposizione di Wagner e di sua moglie una graziosa casina attigua al loro palazzo, sulla collina Verde che domina Zurigo. Da allora, è facile immaginarlo, la relazione si fece più intima, i rapporti quotidiani. Al cader del sole il Maestro prese la dolce abitudine di recarsi dalla sua vicina a suonarle sul piano le composizioni elaborate durante il giorno. Gli spiriti fraterni si attiravano, le anime si comprendevano.

Era Matilde Wesendonk una leggiadra creatura, intelligente, fine, distinta, dal cuore leale e sensibile. Il musicista poeta non poteva fare a meno di ammirarla e lei di subire il fascino del suo ingegno. Musicista ella stessa divenne a poco a poco sua allieva, sua collaboratrice. Matilde scriveva piccoli poemi in versi e Wagner li vestiva di note. L’ora del vespero li trovava riuniti sulla tastiera, chini entrambi, entrambi rapiti in una di quelle sovrumane dolcezze dove pare che la materia si sciolga per lasciar vaporare l’anima verso l’infinito.