La sofferenza! Ecco la fida compagna di Étienne Eggis. Di tutto egli doveva soffrire, e più che tutto del suo carattere in disaccordo colle realtà dell’esistenza che faceva di lui uno spostato, un ribelle. Nei versi Aspirations insensées, egli interroga tutto il creato, dalle cupe immensità dell’oceano agli abissi inesplorati dove guizza appena il bagliore tortuoso del fulmine e dice che vorrebbe arrivare a stringere tutti gli esseri che piangono e
Tout ce que sous les cieux
En soi porte une ulcère,
Qui’ incessamment lacère
Quelque deuil anxieux;
Tout coeur qui se retire
Pour pleurer en secret
Et dont nul ne connaît
L’invisible martyre.
Credendo di cantare i dolori dell’universo è il grido del suo proprio dolore che egli lancia al vento ed alle selve. Sostando per un momento nella sua corsa errabonda ritorna col pensiero ai giorni dell’infanzia, alla vecchia cattedrale di S. Nicola; dove egli era così dolce raccogliersi nell’ombra di un altare quando l’organo suonava le divine melodie di Beethoven, e restarci anche quando l’ultima eco dei suoni aveva cessato di ripercuotersi sotto le ampie arcate, restarvi colla fronte china nelle mani bagnate di lagrime...