EMMA LYON.
Ricordo perfettamente in Trafalgar square la statua di Nelson ritta sulla altissima colonna dalla cui vetta piramidale domina tutta Londra a fianco delle torri di Westminster, quale aquila librata al di sopra di ogni miseria umana; e ricordo me, misera formichetta appoggiata a quell’eccelso monumento, ripensare ancora una volta come già pensai tante altre all’acuto e turbante problema dell’amore nei grandi uomini. Tutte le osservazioni da me fatte in proposito mi guidarono alla conclusione che i grandi uomini dinanzi al mistero dell’amore sono eguali agli uomini medî, ed anche ai piccoli uomini, cioè ciechi. Esiste, è vero, qualche eccezione; ma l’eroe di Trafalgar non parmi fra queste.
Gli amici (chi non ne ha?) trovarono crudele la fermezza del governo inglese a non voler riconoscere nessuno dei meriti che Emma Lyon accampava alla riconoscenza della nazione, non escluso quello di essere stata l’amante di Nelson. Ma, Dio mio, dove si anderebbe a finire se si dovesse tener conto di tutte le donne che si sono trovate sulla strada di un grande uomo? Ci sarebbe il rischio di vedere duplicati e magari triplicati un bel giorno i monumenti di tutti i paesi del mondo. Uno spavento.
Non ammetto neppure la poetica trovata della donna ispiratrice. La donna, certo, può ispirare, ma non diversamente di quel che ispirarono ai poeti d’ogni tempo la luna, le stelle, il mare, i fiori. Ispirazione, sì, purchè si intenda inconscia. La forza dell’amore, non bisogna dimenticarlo, sta sempre in colui che lo sente, non nell’oggetto che lo ispira.
Voi non siete la Iddia ma il nudo altare
dice poco galantemente alla donna ma con profonda verità un poeta moderno. Vediamo ora come fosse l’altare sul quale il grande Nelson accese la sua fiamma.
Nascere in un villaggio sconosciuto da poveri parenti, condurre un asino al mercato e attendere ai più umili uffici non è tale fatto che possa influire sui destini di una donna. Giovanna d’Arco, Santa Genovieffa, tante altre che ometto per brevità non cominciarono in modo diverso la loro vita gloriosa. Solamente, come dicono i francesi, il y a falot et falot. Noi si potrebbe tradurre: Tutto dipende dalla qualità del legno. Passando di servizio in servizio Emma mette a dura prova la pazienza delle sue padrone. «Nessuna regolarità nel disimpegno, nessuna coscienza nel lavoro, nessuna cura della persona. Quando ella aveva stracciate le calze alle spine delle siepi ne riuniva i buchi con uno spillo e questo era il suo modo di aggiustarle». Troviamo tale particolare molto intimo nel libro recente di Fanchier-Magnon: Lady Hamilton.
Ecco, sono persuasa che la maggior parte degli uomini a cui caddero sotto gli occhi queste parole non vi fecero nessun caso; ma io lo domando alle madri, alle educatrici, a tutte le donne che dirigendo una famiglia ed un istituto fecero lunga esperienza del carattere delle fanciulle, domando loro se quelle calze rattoppate con uno spillo non sono decisamente sintomatiche per l’avvenire di Emma. Invano una signora si adopera a educarla, a correggerla, a ispirarle buoni sentimenti. Prima ancora di compiere i quindici anni Emma entra nella vita galante, seguendo una irresistibile vocazione, la sola vocazione che avesse.
E anche qui è da osservare che nessun slancio di passione, nessuna illusione sentimentale la trascina al primo passo. Ella cade nelle braccia di uno qualunque, per ricompensarlo di un servigio reso, senza annettere importanza a sì piccola cosa. Non c’è neanche lo svolgimento di una relazione amorosa; pochi mesi dopo tutto era finito salvo la nascita di una bambina; e appena appena convalescente, per non perder tempo, accetta le offerte di un vecchio signore. La madre di Emma approva, pare, la carriera prescelta poichè salvo rare eccezioni le due donne non si abbandonarono mai dando, se si vuole, un esempio edificante di affetto materno e filiale.
In casa del signore dove c’è baldoria tutto l’anno Emma si trova nel suo elemento. È là che incomincia a sviluppare l’attitudine al canto ed alla musica che dovrà servirle più tardi per brillare in società. Anche la sua bellezza prende un rigoglio maggiore. Tranne i capelli bruni raramente attribuiti alle inglesi, ella rappresenta il tipo classico della sua razza; eleganza di forme, perfezione di lineamenti, colorito di gigli e di rose, occhi di quell’azzurro cupo che noi troviamo solamente nei romanzi e sorriso d’angelo. Romney, Reynold, la Vigée Lebrun, Angelica Kauffmann, Romney soprattutti che le fu ardente ammiratore, si ingegnarono a trasmetterci una bellezza chiamata a’ suoi tempi divina, ma forse non riuscirono completamente nell’intento. Vi sono nelle fisonomie, molto più trattandosi di fisonomie mobili e cangianti come era appunto quella di Emma Lyon, raggi e baleni che il migliore dei pennelli non riesce a fissare sulla tela.