Ad onta di tali pregi il vecchio signore si stancò anch’esso di Emma e, semplicemente, come un servitore che non accomoda più, la licenziò. Ella aveva peraltro conosciuto in quella casa un nobile di gran famiglia e di mezzi ristretti che si chiamava sir Greville, che aveva gettato gli occhi su di lei per raccogliere la successione del vecchio e che, astuto e freddo, aspettava senza impazienza il suo turno per averla alle migliori condizioni possibili. A questo punto si entra in un ordine di fatti così repugnanti che l’immoralità della donna ci appare quasi la fioritura mostruosa ed inconsapevole di un letamaio.

È inutile seguire passo a passo il cammino di Emma che si fa chiamare per turno Lyon, secondo la sua nascita, o Hart per tentare di nascondersi, ed è così governante di bimbi, commessa di negozio, cameriera, damigella di compagnia, modella di pittori e soggetto ricercatissimo per quadri viventi. Ma tutte queste diverse professioni non riuscendo di suo gusto ella volle rientrare nell’unica per la quale si sentiva proprio nata e scrisse e riscrisse al vecchio protettore il quale non si diede neppure la pena di rispondere. Allora rivolse le sue suppliche a sir Greville che la aspettava al varco e che trattandola un po’ altezzosamente, un po’ paternamente le promise il suo appoggio purchè si acconciasse docilmente a una vita modesta, senza lusso, senza divertimenti, chiusa in casa a esclusiva disposizione del nuovo proprietario. Neppure una parola d’amore fu pronunciata. Emma accettò, felice. L’ineffabile sua madre che ha pure sentito il bisogno di cambiar nome e di farsi chiamare la signora Cadogan le sta accanto in qualità di governante di casa. Tutto cammina sulle rotelle.

Ma sir Greville aveva uno zio del quale doveva essere l’erede, lord Hamilton, ambasciatore inglese a Napoli. Tra i due uomini, quantunque uno avesse trentatre anni e l’altro cinquantacinque, correvano rapporti di reciproca simpatia come tra giovani camerati. Quando Hamilton venne a Londra, in congedo per qualche tempo, la casa di suo nipote gli venne aperta a due battenti ed egli non tardò a diventare l’amico della leggiadra creatura che ne faceva gli onori. Entusiasmato della sua bellezza, si pose in mente di correggerne l’educazione e se Emma non riuscì mai a imparare la grammatica fece invece qualche progresso nella musica, nella danza ed apprese alcune nozioni elementari che le permisero di rappresentare al vivo i capolavori dell’arte antica. Ella era a volta a volta Niobe, Cleopatra, Medea, trasformandosi in ciascuno di questi personaggi con un istinto meraviglioso della posa, servendosi d’uno scialle per tutto drappeggio. Lord Hamilton stava più che mai sotto il fascino.

Incredibile a dirsi, il più felice dei tre era ancora sir Greville. Guidato unicamente dal proprio interesse egli pensava che fosse giunto per lui il momento di fare un ricco matrimonio, quindi di sbarazzarsi della donna che aveva in casa. Contemporaneamente, essendo l’erede presuntivo di suo zio, gli premeva assai che lord Hamilton ancora vegeto e robusto non si incapricciasse a sua volta di prender moglie, così pigliando due piccioni ad una fava decise di appioppargli la docile Emma per rallegrare il resto dei suoi giorni. Il piano, concepito con astuzia infernale, minacciò di naufragare per la inaspettata resistenza di Emma la quale trovandosi così bene a posto a Londra con un giovinotto non voleva persuadersi di andare a stare a Napoli con un vecchio e, secondo la sua abitudine, scrisse e riscrisse a Greville dicendogli che ella venerava e rispettava lord Hamilton ma che non lo avrebbe mai amato nello stesso modo che amava lui, Greville. Preghiere, scongiuri, minacce, tutto fu inutile. Emma, sempre seguita da sua madre, finì coll’andare a Napoli da lord Hamilton e il vecchio diplomatico innamoratissimo ebbe la faccia tosta di presentarla in qualità di vedova al corpo diplomatico il quale un po’ torcendo la bocca, un po’ ingoiando rassegnato una pillola che cadeva da tanta altezza, si arrese ad accoglierla.

Molti chiamarono Emma Lyon una buona ragazza. Sì, ella aveva la bontà speciale delle creature del suo stampo, cioè una mancanza di volontà e una tale assenza di principî non dirò di morale ma neppure di dignità femminile che fece di lei una festuca mobile in balia degli avvenimenti. Non era passato gran che dalla sua convivenza coll’ambasciatore a Napoli ed ella dichiarava di amarlo come nessun altro al mondo. Buona ragazza fino all’ultimo, conservava una nutrita corrispondenza con Greville, chiamandolo caro amico e mettendolo a parte della felicità della sua nuova luna di miele....

Da questo momento un destino sempre più avventuroso si incarica di portare Emma ai più alti fastigi sociali. Sotto la protezione dell’ambasciatore inglese ella assiste alla caccia del re Ferdinando IV, si lega in amicizia colla duchessa d’Argyl, penetra nella migliore società, riceve i personaggi della corte. La sua bellezza conquista tutti. Infine lord Hamilton la sposa e sotto questo colpo inaspettato chi dovette rodere catene fu sir Greville al quale Emma con sottile veleno femminile scriveva: «Non potrò mai ringraziarvi abbastanza per avermi fatto conoscere il migliore uomo del mondo, colui che amo e che amerò sempre. Non potete immaginarvi come noi siamo felici. Credo vi farà piacere il saperlo».

Feste, ricevimenti, pranzi, gite, una corona di adoratori, un marito che la sodisfa in ogni capriccio, un successo che va crescendo di giorno in giorno inebriarono la neo lady Hamilton. Ella fa un altro passo ancora e diventa l’amica inseparabile della regina di Napoli Maria Carolina. C’è, è ben vero, sopratutto dal lato degli inglesi, qualche intransigente puritano che non si piega alla fortuna insolente della bella avventuriera; ma sotto l’egida del marito, e coll’amicizia della regina Emma non se ne cura. Ella si crede oramai in diritto di osare qualunque cosa.

Giunge intanto il famoso 10 settembre 1793, giorno in cui un naviglio inglese entra nella baia di Napoli col suo capitano Orazio Nelson incaricato di reclutare soldati per tener testa alle prepotenze dei rivoluzionari francesi. Impressionato dalle notizie di Parigi ove la ghigliottina funzionava su tutte le piazze, Ferdinando mosse ad incontrare colui che già il popolo acclamava come il salvatore d’Italia, e nell’odio contro i francesi Nelson, il re, la regina erano tutti d’accordo. Lady Hamilton si scoperse pure un odio simile ed entrò subito a far parte degli ammiratori di Nelson. Trionfando in quel momento la politica inglese la moglie dell’ambasciatore divenne il perno intorno al quale si aggiravano le nuove speranze. La regina la incoraggiava con tutte le sue forze. Emma poteva scrivere in quel torno a sir Greville: «Non abbiamo tempo di scrivervi perchè da tre giorni e da tre notti non facciamo altro che preparare lettere di importanza per il nostro governo». Eh? Chi se lo sarebbe immaginato! Meno di tutti sir Greville.

In realtà questa figlia di contadini che si chiamava ora lady Hamilton si era gettata corpo ed anima negli intrighi politici servendo a vicenda Maria Carolina e Nelson il quale già stretto in viva amicizia coll’ambasciatore si sentiva più che mai avvinto dal fuoco che gli metteva l’ambasciatrice. Egli, uomo semplice, puro, un po’ ingenuo di quella rude ingenuità dell’uomo di mare abituato a vivere tra cielo ed acqua, egli religioso, egli che fino allora era stato tenero marito, credette di vedere in questa donna un essere straordinario, eccezionale. La sua riconoscenza si cambiò presto in amore e l’amore fu con pari slancio ricambiato. Lodandosi e ammirandosi a vicenda giunsero in uno stato di esaltazione visibile per tutti, tranne che per il marito. Lord Hamilton non si accorse mai di nulla e la sua cecità giunse al punto di accettare la vita in comune. La vittoria di Aboukir aveva messo Nelson sopra un tale piedistallo dal quale nessuno osava guardarlo altrimenti di come si guarda un eroe.

Nelson non era un Adone. Piccolo, meschinello, calvo, aveva perduto un braccio all’assalto di Teneriffa e lasciato un occhio ad Aboukir. Ma Emma non amava in lui l’uomo. L’ambizione l’aveva ubriacata. Avendo per amica una regina era naturale che l’eroe del giorno dovesse essere il suo amante. Noi sappiamo del resto che per lei questa cosa aveva poca importanza.