Maturavano intanto le congiure contro il trono dei Borboni. In seguito all’esempio di Maria Antonietta, sua sorella, la regina di Napoli si persuase della necessità di una fuga che pur tuttavia per l’ansia di mettere in salvo tutti gli oggetti di valore minacciò di eguagliare la misera fuga di Varennes. Lo zelo e l’energia di lady Hamilton riuscirono a salvare ogni cosa. Messo a posto sicuro il tesoro, nella notte che precede il Natale gli Hamilton, con Nelson s’intende, accompagnarono il re e la regina a Palermo, perseguitati da uno spaventoso uragano durante il quale lady Hamilton potè sviluppare dinanzi al suo eroe una serie di atti coraggiosi che poi si compiacque descrivere per lettera a sir Greville eletto suo corrispondente perpetuo.
Gli arresti dei rivoltosi, la condanna di Caracciolo, ognuno dei fatti che segnarono quella pagina di storia italiana ebbero lady Hamilton a ispiratrice e consigliera. Congiunta oramai al destino di Nelson, acquiescente in singolare cecità il marito, questo terzetto sfila dinanzi all’Europa intera. Da Napoli a Palermo, da Palermo a Napoli, poi a Vienna, poi a Londra gli indivisibili vanno sempre insieme, non dandosi neppure la pena di salvare le apparenze. L’aristocrazia di Vienna tuttavia, più severa della napoletana, non fece buon viso a tanta impudenza e invano lady Hamilton sollecitò un invito a corte! Lentamente la fortuna incominciava a voltarle le spalle. Quella bellezza che aveva in particolar modo contribuito ai suoi successi subiva l’inevitabile insulto degli anni; le magnifiche forme si deformavano in una degenerazione adiposa. Chi la vide allora ebbe a giudicarla volgare e priva di distinzione.
Solo i due mariti (chiamiamoli così) restavano sotto il fascino.
A Londra intanto, nel ritiro austero della propria casa, nascondeva le sue lagrime la moglie abbandonata di Nelson. Quando la triade scandalosa entrò nella capitale inglese una grande folla di persone accolse il vincitore di Aboukir e gli inseparabili Hamilton. Ma la signora Nelson nessuno la vide. Spinta da un sentimento che è facile comprendere, la povera reietta volle appena mirare una volta la sua rivale e con questa intenzione si mescolò al pubblico nella serata di gala offerta in teatro ai reduci, ma appena scorse il marito seduto accanto a colei che glielo aveva tolto, svenne. Molti allora furono i commenti, si capisce, e non benigni. In seguito a ciò la signora Nelson restrinse ancor più il suo isolamento recandosi a vivere in campagna nella dignità di un silenzio assoluto.
Ora trova posto un avvenimento che sorpassa in audacia tutti gli altri. Emma, portando in grembo un figlio di Nelson, se ne sgrava nella stessa casa del marito senza che costui si fosse accorto di nulla, nè prima, nè durante, nè poi. Un colmo!
Qualche tempo dopo sua moglie e l’amico gli presentano una bambina che dicono di avere raccolta per carità e che per combinazione si chiama Orazia. L’ottimo lord Hamilton approva l’atto umanitario e così il terzetto si muta in quartetto con soddisfazione generale.
Sempre d’accordo, quantunque le finanze comuni fossero un po’ sbilanciate, Nelson e gli Hamilton acquistano una proprietà incantevole in mezzo a verdi praterie dove scorre una specie di fiumicello in riva al quale l’ambasciatore passa gli ozi ben meritati a pescare colla lenza, mentre Nelson ed Emma continuano a filare il perfetto amore adornando tutte le pareti della nuova casa dei loro due ritratti in tutte le pose e in tutte le dimensioni.
Nella piena serenità di questo idillio la morte coglie lord Hamilton. Egli spira tranquillo fra le braccia della moglie fedele e del leale amico. Ambedue lo piangono con una sincerità commovente; ma forse qualche lagrima la vedova spremette ancora quando, aperto il testamento, si trovò che l’erede era sir Greville e che a lei non restava che una misera pensione per non morir di fame. Era per l’avventuriera la disgrazia definitiva; per Greville una luminosa rivincita. Giunto finalmente in possesso di quel patrimonio al quale aveva agognato tutta la vita egli gettò la maschera di amico e di corrispondente schierandosi addirittura contro la vedova di suo zio. Da questo momento l’astro di Emma Lyon declina. Invano Nelson sollecita per lei ricompense e dal governo inglese e dalla ex regina di Napoli. Nulla ottiene. Nelle mani di Emma ciò che le restava della artistica grandezza sbriciolavasi ogni giorno in spese pazze e in un disordine completo. I debiti si accumulano, i creditori sono alla sua porta.
Nelson, chiamato a nuove campagne, si strugge lontano da lei e le scrive lettere appassionate: «Cara sposa, buona e adorabile amica, che cosa non darei per esservi vicino! Possiamo almeno contare sull’avvenire che ci darà ancora molti giorni di felicità circondati dai figli dei nostri figli. Dio onnipotente potrà, quando il voglia, appianare ogni ostacolo».
L’ostacolo, è bene saperlo, era la moglie di Nelson della quale si sperava prossima la fine.