Sempre per non destare sospetti i due viaggiatori la presero lunga, percorrendo senza fretta la Germania, frugando negli scavi, discendendo nelle mine in cerca di terreni primordiali e intermediari, occupati esclusivamente a cercare campioni di quarzo, di antracite, di serpentina ecc. Traversando la Sassonia il bravo Douglass non volle perdere l’occasione di una visita alla famiglia del duca di Meklemburgo-Strelitz che egli conosceva e nella quale non dispiacevagli di produrre la finta nipote come ad una prova generale delle di lei attitudini a rappresentare una signorina dell’alta società; prova che riuscì al di là del desiderio, perchè la più giovane figlia del duca, come suole avvenire in quell’età, si accese di una così viva simpatia per la damigella francese che non volle staccarsi dal suo fianco e abbracciandola e baciandola la condusse a vedere tutta la casa, tutto il giardino, e più ancora la sua cameretta.... Sir Douglass sudava sangue ed acqua. Quando riuscì a strappare la sua sedicente nipote alle pericolose espansioni della piccola duchessa costei pregò la damigella francese di recare una lettera (la posta in quel tempo lenta e mal sicura consigliava spesso tal genere di ambasciate) ad una amica residente a Pietroburgo «così — soggiunse — ella mi parlerà di voi, voi le parlerete di me e non ci dimenticheremo». La lettera portava questo indirizzo: Alla signorina Nadège Stein, damigella d’onore di S. M. l’imperatrice di Russia. Neanche a farlo apposta il destino non poteva aprire una via più rapida ai due viaggiatori per farli penetrare proprio là dove essi volevano! Ma, ancora una volta, da un piccolo avvenimento fortuito dovevano nascere peripezie senza fine.
Intanto che lo scozzese e la sua compagna attraversavano la Prussia, la Curlandia, la Livonia, diretti a Pietroburgo, a Parigi la scomparsa del cavaliere D’Éon aveva messo i suoi amici in subbuglio. Il segreto del travestimento confidato a qualcuno, posto di fronte al contegno riservato del cavaliere, fece dire, per burla forse o per fare dello spirito o della malignità, che probabilmente egli era una donna davvero. Questi i primi germi gettati al vento. Più tardi saranno raccolti da chi avrà interesse a farlo.
Tutta l’astuzia del piano concepito a Versailles minacciò tuttavia di cadere al confine del Sacro Impero. La nazionalità scozzese non fu passaporto sufficiente per Sir Douglass. Respinto, dovette tornare indietro colla sua raccolta di minerali. La damigella invece passò incolume coi preziosi autografi nella suola delle scarpette, si presentò a Nadège e fu da questa condotta alla presenza dell’imperatrice, alla quale fece intera confessione dello stratagemma immaginato dal re di Francia per comunicare direttamente colla sovrana di tutte le Russie.
Qui il cronista si indugia ancora in particolari scabrosi sull’incontro di Elisabetta e del singolare messaggero. Preferisco lasciarli indovinare, mentre mi è pur d’uopo raccogliere la nuova tentazione offerta al cavaliere D’Éon nella appassionata amicizia che anche Nadège non tardò a tributargli e che divenne, per forza ineluttabile delle cose, amore ardente. Costretta a ridurre tre volumi nelle proporzioni di un articolo, non posso dilungarmi su tutte le avventure capitate in Russia alla falsa zitella e mi affretto alla conclusione. Raggiunto lo scopo di stabilire buoni rapporti fra Luigi XV ed Elisabetta, il cavaliere D’Éon tornò a Parigi ma rifece altre due volte il viaggio a Pietroburgo stringendo sempre più i dolci legami che lo univano a Nadège. Disgraziatamente l’imperatrice se ne accorge, e il cavaliere D’Éon, che sa in qual modo si vendica l’orgogliosa sovrana, trema per la diletta.
L’importante dunque era di lasciare la Russia per sempre, di fame uscire anche Nadège orfana e senza famiglia e giunti ambedue in Francia sposarsi. Il cavaliere D’Éon sentiva di dovere questa riparazione alla specie di inganno che lo aveva fatto entrare nella intimità della ingenua fanciulla; egli non poteva abbandonarla dopo averle preso tutto, anche l’onore. Ma la tirannica imperatrice non avrebbe facilmente dato il permesso di allontanarsi alla sua damigella ed occorreva dunque ricorrere all’astuzia. Il cavaliere prese a pretesto la salute per rientrare in Francia, Nadège scrisse alla sua amica Sofia Carlotta di Meklemburgo-Strelitz che moriva dalla voglia di rivederla e che volesse fare ella stessa la domanda di un breve congedo alla imperatrice. Partendo poi separatamente, i due amanti speravano di avere scongiurato l’uragano imperiale. D’Éon stesso si incaricò di portare la lettera di Nadège alla piccola duchessa, come già aveva portato quella della duchessa a Nadège, spinto forse inconsapevolmente dal desiderio di rivedere la cara fanciulla che lo aveva abbracciato e baciato così teneramente sotto gli occhi scandalizzati di Sir Douglass... Purtroppo devo confessare che l’eroe di queste «Memorie» non è un eroe incorruttibile dinanzi al bel sesso, il lettore se ne sarà già accorto; ma egli era anche predestinato alle avventure erotiche le più straordinarie, perchè appena giunto a Strelitz, in abiti femminili si intende altrimenti non l’avrebbero riconosciuto, si ammala; Sofia Carlotta vuole curarlo ella stessa, lo cura, lo guarisce, e poi... insomma se ne innamora.
Infedele colle attenuanti concesse alla sua bizzarra situazione, il cavaliere D’Éon non dimentica Nadège, l’aspetta anzi. Lasciato il castello di Strelitz, ripreso l’abito virile, si porta a Versailles latore di un nuovo patto e di una convenzione marittima ottenuti dalla imperatrice Elisabetta. Luigi XV lo riceve in udienza privata e riconoscendo i servigi da lui resi alla Francia gli decreta una pensione di duemila lire (che non venne mai pagata). Di Nadège, intanto, nulla. Anche la duchessina di Strelitz scrive che non ne sa nulla. Inquieto, presago di sventura, D’Éon si informa presso il medico dell’ambasciata francese a Pietroburgo e dopo alcuni mesi di ansiosa aspettativa viene a sapere che Nadège non appartiene più alle damigelle d’onore, non è nemmeno a Pietroburgo, è sparita, e tutte le ricerche in proposito riuscirono vane.
Qualunque fosse il dolore di D’Éon rimasto nella più crudele incertezza sulla sorte della sua amica, egli non ebbe tempo di ascoltarlo. Facendo parte dell’armata dell’alto Reno il campo di battaglia lo aspettava ed egli vi si gettò con folle ardore. A Hoëxter intraprende con pochi uomini il trasporto delle polveri rimaste sulla riva destra del Weser passando e ripassando due volte il fiume sotto il canone dei nemici. A Ultropp, ferito ripetutamente, carica nondimeno i montanari scozzesi e li ricaccia fra le balze. A Osterwick con ventiquattro dragoni scelti si getta improvvisamente sull’avversario e fa prigioniero di guerra un intero battaglione. Ma una incredibile notizia giunge al campo. Il giovane re d’Inghilterra Giorgio III sposa una modesta e sconosciuta principessa, tedesca: Sofia Carlotta di Meklemburgo-Strelitz!
La sorpresa del cavaliere D’Éon fu pari a quella di tutta Europa, quantunque le sue ragioni potessero essere diverse. Questo matrimonio almeno consigliò una sosta alla guerra che durava da sette anni e il cavaliere approfittando dell’armistizio passò in Inghilterra desideroso di vedere la sua piccola amica ed infermiera colla corona della Gran Brettagna sul biondo capo. La neo regina, turbata forse sulle prime dalla inaspettata apparizione, acconsentì a riconoscere il cavaliere D’Éon e gli fece buon viso; del che egli ne approfittò per raccomandarle ancora la povera Nadège, argomentando che l’imperatrice di Russia avrebbe risposto questa volta alla regina d’Inghilterra. Sofia Carlotta, buona, scrisse; ma invano. D’Éon stava per perdere qualsiasi speranza e la perdette infatti quando giunse l’annuncio della morte di Elisabetta e poco dopo una lettera della sua succedanea Caterina alla regina d’Inghilterra, nella quale, avvertendo di aver trovato fra le carte della defunta le richieste notizie su Nadège, annunciava di avere diramato ordini in tutto l’Impero perchè se ne facessero accurate ricerche, ricerche che erano riuscite assolutamente infruttuose. Non rimaneva dunque al cavaliere D’Éon che piangere la morte della disgraziata fanciulla, ciò che egli fece non senza un secondo pensiero più doloroso ancora e più segreto. Suo figlio era nato?...
Portando la sua angoscia in fondo al cuore non cessava per altro di tenersi pronto agli ordini del re e fu lui che, conclusa la pace definitiva, ebbe incarico di consegnare alla corte di Versailles le ratifiche del re d’Inghilterra. Luigi XV abbracciando in tale occasione il cavaliere D’Éon gli conferì la croce di San Luigi nominandolo ministro plenipotenziario a Londra.
D’Éon doveva avere allora trentacinque o trentasei anni e giunto così innanzi nel favore del re era ben naturale che suscitasse invidie e gelosie. Segue infatti a questo punto delle sue «Memorie» un periodo denso di cabale, di soprusi, di calunnie d’ogni genere, di ingratitudine d’ogni specie, particolarmente da parte di colui che egli aveva servito con tanta abnegazione. Luigi XV si mostrò più che mai debole e vile non osando tener fronte ai nemici di D’Éon, abbandonandolo alla gogna della pubblica diffamazione pur continuando a servirsi segretamente di lui. Esiliato a Londra, privo di mezzi, una donna gli era rimasta consolatrice ed amica: Sofia Carlotta. Ma da questa augusta protezione gli doveva venire appunto l’ultimo colpo della sventura. Giorgio III lo sorprese una sera, ad ora troppo inoltrata, nell’appartamento della regina e ne seguì un vivo alterco fra i coniugi. I sospetti del re, già vaghi per l’antica dimestichezza, risorsero acuti, violenti. Qualcuno allora che si trovava presso alla regina espresse il dubbio che il cavaliere D’Éon fosse donna. La regina fu felice di poter confermare che effettivamente ella lo aveva conosciuto donna e sempre ritenuto tale.