Qualcuno ha detto che il più sentimentale dei musei è il museo Carnavalet di Parigi; questo è certamente vero per il contenente e per il contenuto di quel palazzo che vide un tempo la grazia serena della marchesa di Sevigné e che alberga ora accanto al ceffo feroce di Marat il volto angelico di Carlotta Corday, gli occhi pieni di lagrime di Maria Antonietta, il ghigno satanico di Voltaire.

Ma in queste due povere stanze dove entra insieme al profumo degli orti il chioccolare di qualche gallina e la pace dell’orizzonte chiuso dal mare e l’aria indefinibile di sospensione e di mistero che si respira in tutte queste terre irredente, anche qui le molle segrete che governano i sentimenti ci inducono ad una simpatia irresistibile e pietosa. Nel grigio crepuscolo della servitù che opprime questa gente, amore di patria e religione di memorie si sono rifugiate fra questi arredi; quadri, libri, mobili, stoviglie, vesti, da ognuna delle quali esce una voce meravigliosa per colui che sta qui genuflesso come in un tempio, sacerdote di un’ara invisibile, custode di un cimitero glorioso.

Il sole dei campi entra per le nude finestre, batte sulle nude pareti, sveglia il luccichio di una doratura impallidita, fruga nei ghirigori complicati di un stipo, si frange sulla vetrina dove stanno a guardare dalle miniature ingiallite le belle dame contemporanee delle dogaresse. E tutto intorno è silenzio!.... Non si vede, non si ode nessuno. Guardo il nobile vecchio sulla cui fronte c’è la luce che emana da ogni vita interiore e mi pare di comprenderne il significato.

— Lei sta sempre qui?

— Sempre.

— Che esistenza è la sua!!...

Mi fraintese. Credette che volessi compiangerlo, mentre lo ammiravo e lo invidiavo in quel suo monastico rifugio di un ideale. Rispose con umiltà:

— Sono felice così.

Alcuni piatti di terraglia paesana sono schierati con particolare compiacenza in una bacheca, a parte. Portano delle scritte: W. San Marco. Serenissima. Altre ancora che non rammento.

Ad un certo punte credo di legger male. Rileggo. C’è proprio scritto: W. l’Italia.