— Per un paese poi che nessuno conosce.
Intanto nel piccolo salotto dove era avvenuta la sfida, rimasto vuoto, due signori si disponevano ad accompagnar fuori Moena che alterato in volto e pallidissimo sembrava non vedere nulla intorno a sè. Il biasimo della elegante società che si era allontanata da lui, offesa ne’ suoi sentimenti superficiali dall’impeto di uno sdegno giudicato di cattivo gusto, lo cingeva di una zona ostile; si sentiva rinnegato, bandito per sempre, e la furia che pochi istanti prima gli aveva fatto ribollire il sangue nelle vene si congelava in una sensazione di amarezza infinita.
Lieve un fruscìo di gonna ed un sommesso accento lo arrestarono sulla soglia mentre usciva.
— Mi permetta, signore, di ringraziarla per la sua nobile difesa di una terra che amo. Qualunque sia l’impressione che ella riporterà di questa serata sappia che un cuore italiano l’ha compresa.
Uno sguardo ricambiato colla rapidità inconsapevole di due fanali che si urtano nella notte; una stretta di mano senza sentire la mano; un volo d’anime. Non altro.
II.
— Signora contessa, non c’è più posto, — disse l’inserviente inchinandosi con rispetto dinanzi alla signora che entrava allora nell’atrio del Circolo affollato di uomini. — La sala è colma.
Molti di quegli uomini si scostarono aprendo un passaggio fino all’uscio dove la signora fu arrestata da una muraglia di persone già tutte in possesso di una sedia, di un cantuccio, di uno stipite, nella attesa impaziente del grande conferenziere. Un rapido giro delle pupille la fece persuasa che sarebbe stato impossibile penetrare là dentro e già stava per retrocedere quando un giovane alzandosi le offerse la propria sedia.
— Moena? — fece la signora con una sorpresa piacevole e calda, che si tradusse nell’espansione della voce, nel baleno dello sguardo.
Dalla sera della sfida non si erano più riveduti. Si riconobbero quasi per istinto, per un impulso magnetico che li attraeva l’uno verso l’altro da reconditi misteri del loro essere. Era in loro la sensazione confusa di un vincolo anteriore al caso che li aveva posti di fronte, una specie di voce del sangue che li segnava col suggello di una razza.