Il giovane aveva ascoltato attentamente senza che si mutasse una linea del suo volto severo ed astratto, come se una parte sola di lui fosse presente e rimanesse l’altra celata nelle nubi di un mondo invisibile. Usciva tuttavia da quella forma muta un fluido di simpatia spirituale che trascinò la signora a proseguire le sue confidenze.

— E a Trento, passando in carrozza il ponte sull’Adige, quando il cocchiere mi disse che il ponte è minato, che altre mine sono intorno, che dai forti sulla città stanno rivolte le bocche dei cannoni, ebbene, non l’ho mai detto a nessuno, lo dico a lei, un gruppo di pianto mi salì alla gola....

Si interruppe, meravigliata essa stessa di avere concesso tanto dell’anima sua ad uno straniero di cui appena conosceva il nome.

— È questo che gli italiani non sanno, — disse Moena colla sua voce profonda e un po’ velata, come erano profondi e un po’ velati i suoi occhi perduti nel vuoto, lontani.

L’inserviente che aveva inchinata la signora al suo apparire le stava ora dinanzi in attitudine di attesa. Ella si accorse della sala e dell’atrio deserti e sorse prontamente in piedi avviandosi alla carrozza che l’aspettava nel cortile. Mentre saliva il predellino Moena disse ancora:

— Il conferenziere che abbiamo udito oggi terrà una lettura prossimamente alla società nostra sulle valli e le acque del Trentino. Le interesserebbe di assistervi?

— Come no? Lo desidero vivamente.

— Se mi permette le manderò un invito.

— La ringrazio, ma non vorrei crearle un imbarazzo: gli inviti saranno ricercati.

— Oh! il tema non interessa molti! — rispose il giovane, intanto che l’accenno ad un malinconico sorriso interrompeva per un attimo la linea chiusa della sua bocca.