— È venuto a verificare la morte e poi è partito.

— E il sacerdote?

— Anche lui è venuto; son venute le vicine, è venuto un uomo a proporsi per la guardia, son venuti tutti, ma ora non c’è più nessuno.

Le ultime parole della domestica risuonarono col tonfo cupo di una pietra gettata in un pozzo. Il merlo fece eco. Quella riprese:

— Non ha lasciato testamento.

Continuando la signora a tacere, l’altra svolse una lunga litania di miserie, di denari perduti, di roba sciupata, di conti da pagare; e ancora il medico, e ancora la chiesa, ancora il funerale; quante torcie? quanti preti?... E di lei, poveretta, che avverrebbe? Non aveva da parte neppure un soldo....

Un senso di puntura nella nuca avvertì la signora che c’era un vetro rotto alla finestra; la cortina stessa, strappata dalla verga di ferro, penzolava con una non lontana somiglianza di impiccagione, gonfia nel ventre dei pappagalli che vi erano disseminati, opaca per la molta polvere raccolta e grigia sotto antiche traccie di amido che vi facevano delle placche qua e là.

Dovunque l’occhio si posasse non incontrava che abbandono e desolazione. Quella casa che pure era stata graziosa una volta aveva seguito fedelmente la decadenza della sua proprietaria; non più illusioni, non più fiori, non più giovinezza, non più canti. Non più passione di vita, non più attaccamento agli oggetti, non più bisogno della bellezza, non più cure attente e previdenze amorose. Un cuore era morto, la casa era morta anch’essa. L’amore forse vi aveva battuto un giorno la sua ala vittoriosa. Che ne era rimasto? Nulla.

Un brivido che non appariva solamente di freddo spinse la signora a muoversi. Occorreva abboccarsi col curato e col medico: ella uscì. Ognuno le parlò della defunta, lodandola, s’intende, con una mal celata curiosità di conoscere le intenzioni dell’erede.

Essendosi stabilito il funerale per l’indomani, il medico le propose di passare la notte in casa sua, ma la signora dichiarò che non si sarebbe coricata. Accettò appena l’uomo che si era offerto per fare la guardia al cadavere permettendo alla serva di prendere qualche ora di riposo mentre ella stessa si sarebbe coricata senza spogliarsi sul divano del salotto.