Tranquilla, serena, chiuse il foglio in una busta troppo larga, vi appose l’indirizzo e lo lasciò sul tavolino nero del quale mascherava in parte la gondola.

Colla prima posta di domani sarebbe partito. Ma non vi era pericolo che lo dimenticasse?... Si tolse dal collo la sottile catena dell’orologio e ve la posò sopra, delicatamente, intanto che rileggeva la soprascritta: Signor Ariele Moena.

— Così — disse a voce alta — tutto è in regola.

III.

Si ritrovarono in società. Questa volta la signora, pur ricordando la soave impressione del loro primo incontro, quando la voce di lui dal fondo del salotto signorile e volgare si era alzata come un biancheggiare d’alba, non potè difendersi da una particolare ansia che era forse una sfiducia di sè stessa, quasi il timore di veder sciupato in una consuetudine senza interesse il bel gesto che l’aveva per un istante accostata ad Ariele Moena. Intuiva che nessuno dei discorsi soliti avrebbe potuto interessare quel giovane cui una invisibile corazza sembrava cingere di spiritualità e che aveva nello sguardo una inquietante ricerca, come l’inseguimento perenne di una idea, come un palpito d’ala ininterrotto che gli mantenesse intorno una atmosfera più pura.

La fredda correttezza che era nel volto e nei gesti di Moena non lasciava adito a facili indagini.

Si videro, si salutarono, poi furono divisi; Moena entrò in un crocchio di giovani, la signora si pose a ciarlare con qualche amica. Solo più tardi poterono avvicinarsi e ancora la signora fu assalita dalla curiosità di quell’anima.

Un lento e dolce conversare si svolse subito fra loro, pari a sottil rivolo che nutrisse in entrambi occulti germi, girando per oscuri meandri dalla bassa poltroncina di vimini dove egli stava seduto al piccolo divano sulla cui sponda ella abbandonava il braccio; così placido, senza turbamenti, appunto come rivo d’acqua limpida, ma che pure sembrava in certi istanti fiotto di sangue pulsante blandamente ai polsi. Più la signora persuadevasi che la sua compagnia non era sgradevole a Moena e più le cresceva l’ansia di penetrare nel di lui pensiero.

— Sa, — gli disse a un tratto — anderò presto a salutare le sue montagne. È molto tempo che non vede Trento?

— Anni, — fece egli con un gesto scorato.