— Ho cari amici lassù, vado a compire un pellegrinaggio di affezione.

— Prende la linea di Ala o fa il lago?

— Altre volte andai per Ala, ma non le nascondo che il lago mi tenta assai.

— Non conosce il Garda?

— No, — rispose la signora quasi vergognosa della confessione. — Ho torto, nevvero?

— Ha torto perchè il Garda è uno dei più poetici laghi d’Italia ed amarissimo, come un certo mare....

— Oh! anderò senza fallo questa volta, — esclamò la signora con slancio.

— Quanto sarei lieto di poterle servire da guida! Io lo conosco palmo a palmo.

L’inaspettata proposta sorprese la signora, quantunque Moena l’avesse annunciata nel modo più semplice, senza alterare una linea del volto che solo si animò un poco continuando:

— Il Garda apre la via ai laghi del Trentino che tra grandi e piccoli sono più di trecento. Ha una sua impronta particolare schiettamente italiana che tutti gli sforzi del pangermanismo non riescono a snaturare. Invano accorrono ad esso i capitali tedeschi popolando le sue rive di alberghi e di ville tedesche, invano una canzone di irredentismo a rovescio suona la diana per persuadere che il Garda italiano è una usurpazione; le sue acque profondamente azzurre, il suo cielo, i suoi fiori, i suoi aranci, i suoi ulivi, la sua storia, la sua gente, tutto grida Italia.