— Queste parole accrescono il mio rimorso, — disse la signora.
— Santo è il rimorso — ribattè il giovane — se conduce alla conversione. Vada, vada al Garda e ne parli e lo faccia conoscere. Noi trentini ci interessiamo a tutte le questioni che interessano il regno, ma abbiamo bisogno che anche i nostri fratelli si interessino a noi. — Il Garda è una delle porte del Trentino, la più affascinante, e l’oro tedesco la insidia senza posa. Noi dobbiamo vegliare per conservarla italiana.
— Fare dell’irredentismo?... — mormorò la signora scrutando fissamente colle pupille le pupille di Moena.
Egli ebbe un movimento di grazia improvvisa nella piega malinconica della bocca. Rispose:
— Basterà amare. L’irredentismo per la maggior parte di noi è un sogno angoscioso, un anelito continuo anche se nascosto a liberarci da una oppressione che si traduce in cento forme di umilianti angherie, è una tensione spasmodica dei nervi, è un sospiro dell’anima, è un contrasto sempre più insopportabile fra il sentimento e la vita, fra l’aspirazione e la realtà, fra il nostro diritto naturale e la legge che ci è tirannicamente imposta. Per voi, per gli italiani liberi, sia l’irredentismo una forma di infinita pietà, un fraterno desiderio di saperci felici, un orecchio aperto ai nostri gemiti, una mano tesa alla nostra debolezza, un cuore che batta apertamente e lealmente accanto al nostro. Chiediamo troppo?
L’ardore del giovane contenuto in una giusta padronanza di gesti e di voce trovava nelle più nobili fibre della donna un’eco già pronta. Ella non ebbe bisogno di molte parole per affermarsi. Dal suo sguardo, da quel tutto insieme misterioso e profondo per cui traluce il pensiero, Moena dovette sentirsi compreso. Soggiunse senza guardare la signora, già perduto nella visione dell’avvenire:
— Quando parte?
— Ma.... a giorni.
— Se posso appena mi troverà a Desenzano, — disse improvvisamente. — Da troppo tempo non rivedo più il mio lago; sarebbe un piacere per me fargliene gli onori.
La signora sorrise a guisa di assentimento con quel lieve imbarazzo di chi si sente preso in un cerchio non voluto e pure piacevole.