Giunse a Trento che ancor batteva il sole in un barbaglio di raggi sulla statua di Dante.
— Albergo Trento, — ordinò al fattorino che le portava le valigie.
Ma quando, arrestata dinanzi al grandioso edificio, lesse sul frontone Impérial tornò a ripetere con impazienza:
— Trento, Trento.
— Appunto, — rispose l’uomo, — è questo; solamente ora si chiama Impérial.
Lo contemplava ella curvo sotto il bagaglio, mansueto, con una nube di tristezza forse inconscia in fondo agli occhi. Disse:
— Brutto nome.
— Eh! — fece l’altro sorpreso e dubbioso.
Concluse la signora con slancio: — Ma per noi italiani è sempre Trento nevvero?
E al gesto comune della mancia aggiunse un sorriso buono, quasi un sorriso di amichevole intesa che stabilisse il loro vincolo di nazionalità.