Nel mezzo del rustico cimitero ergevasi la cappella mortuaria dei signori del paese; goffo miscuglio di pretesa e di cattivo gusto che distolse subito i loro occhi. Disse ironicamente Moena:

— Non basta essere ricchi.

— Ah! no. Rammenta il salotto dove ci siamo conosciuti? E vi era pure il buon gusto degli arredi là.... ma non vi era altro.

Una tomba recente arrestò la signora.

— Forse sotto questo cumulo di terra sormontato da una rozza croce discese la spoglia di un’anima alta chiusa in una umile fede.

— Rare sono le anime alte, — rispose gravemente il giovane.

— Rare ma possibili. Crede?

Una pausa, un attimo e Moena ripetè:

— Credo.

Uscirono taciti di tra le folte erbe che assiepavano il cancello miste a rovi fra i quali si impigliò un lembo dell’abito della signora. Egli fu pronto a liberarlo e da quest’atto comune eseguito con la maggior semplicità parve svolgersi un nuovo motivo di dolcezza che all’aria, al sole, alla beltà degli alberi e dei monti, non avvertita prima, impose calore e luce.