Camminava ora leggiera sul sentiero di cui scorgevasi appena il chiaro nastro serpeggiante sotto gli alberi e, trepida delle pause prolungate, tentava romperle con brevi esclamazioni dove l’ansia che ella voleva nascondere trapelava suo malgrado in note tremanti che il silenzio del bosco le rimandava, con un prolungamento di singulti, attraverso la rugiada dei rami.

Le loro gole erano chiuse, le loro arterie pulsavano disordinatamente e correvano, quasi, correvano quanto era loro concesso dalla via mal nota.

Sotto un improvviso nereggiare di abeti ripetè Moena la sua singolare domanda: “Ha paura?„ cui ella rispose i tre “no! no! no!„ disperati, convulsi, sotto i quali celava un reale senso di paura senza nome, che non voleva confessare a sè stessa, meno che meno a lui, che la sbigottiva e la inebbriava insieme.

Ma non potevano più reggere. Le parole ridotte a sillabe, a piccoli gridi gutturali, morivano nell’ansia dei loro petti. Il respiro affannoso di Moena seguiva da presso la donna: ella se lo sentiva penetrare nei capelli, sul collo nudo giù per il filo delle reni. L’ultimo silenzio fu uno strazio di passione.

Vi è un’eco anche per il silenzio. Esso era impressionante nella oscurità che li circondava, mentre l’incenso della foresta dai vivi turiboli delle conifere erette a candelabri sembrava accompagnare il mistero di un rito dolce e solenne; ed ogni forma nuova di cespuglio o viluppo di rami, ferendo quell’unico dei loro sensi che non fosse assorbito dall’estasi, li richiamava alla visione di una realtà così palpitante che il battito dei loro cuori si arrestava.

Il silenzio allora ghermendoli con raddoppiata violenza li lasciava spogli d’ogni velo l’uno di fronte all’altro nella magnifica gioia della rivelazione e pur trepidi del mistico terrore che dovette assalire i primi amanti sotto l’albero fatale del paradiso.

Quando spuntarono lontanamente i lumi del paese parvero svegliarsi da un sogno. Senza guardarsi, senza darsi la mano, si separarono.

V.

Ma il domani!...

Non una notte era passata su di loro; una vita. Essi ora sapevano. Essi ritrovandosi al mattino pallidi e disfatti si lessero reciprocamente negli occhi le deliziose sofferenze dell’insonnia trascorsa a rievocare sensazioni così sottili e squisite che rifuggivano dalla parola, come se la parola nel suo urto di cosa concreta dovesse frangerne il diafano tessuto. Non accennarono neppure alla passeggiata nel bosco, non vi fecero alcuna allusione, pur pensandovi sempre, anzi non pensando che a quella con una complicità di silenzio più turbatrice di qualsiasi confessione. Guardarsi, allora, con quel reciproco pensiero occulto era una dolcezza senza nome.