— Ella si ferma?
— Sì fino a domani.
Entrarono insieme nella città cara. Videro gli alberi ondeggianti al soffio delle Alpi, videro la soave curva della piazza e la statua del poeta che ha scritto “Amor ch’a nullo amato amar perdona„. Ali di letizia li portavano.
La signora pur non volendo discendere all’Impérial in causa del brutto nome assunto guardò il terrazzo dove un mese prima aveva trascorsa una sera di infinita dolcezza, così sola, così staccata dal mondo, così rassegnata e calma e malinconicamente tranquilla. Quale cambiamento era avvenuto in lei!... Ma l’ora era di azione, non di meditazione.
Moena le aveva suggerito lì presso un antico albergo caro ai trentini. Nell’istante di varcarne la soglia ella chiese senza guardarlo:
— E lei dove alloggerà?
— Farò come vuole.... qui o altrove.
— No.... non qui.
— Farò come vuole, come vuole, intende?... — ripetè il giovane con una voce che rammentò alla signora le parole da lui pronunciate nel bosco: “Ha paura? ha paura di me?„
L’albergatore intanto proponeva una camera.