Moena fece qualche passo e come a lei parve di non dover insistere troppo in un riserbo eccessivo di fronte a una persona che le ispirava piena fiducia si accostò alla finestra d’onde si scorgeva il palazzo. Moena la seguì.

— C’è una leggenda in proposito, ma non la ricordo.

Si appoggiarono al parapetto della finestra, — l’uscio della camera era rimasto spalancato, — e sporgendosi fuori gustavano il sapore esotico della loro situazione con un po’ della giuliva spensieratezza di due scolari sfuggiti alla sorveglianza: due scolari che appena si conoscessero di nome e che attratti da un viottolo misterioso, da un volo di farfalla, dallo scintillare di un raggio sull’onda di uno stagno, senza premeditazione e senza mira fissa si fossero avviati insieme, la mano nella mano.

Pensare poi che nessuno dei suoi parenti, de’ suoi amici, potrebbe neanche supporre che ella fosse a quell’ora alla finestra di un albergo di Trento insieme a Moena, faceva scorrere nelle vene della signora un fiotto di sangue così vivace che a lei, sempre sottomessa alle convenienze sociali, doveva rivelare in un baleno l’istante inebbriante e folle della rivolta. Disse improvvisamente:

— Andiamo a fare un giro per la città?

— Si sta tanto bene qui!... — implorò Moena.

Accondiscese la signora e rimasero così ancora per un po’ di tempo, vicini e taciti in una quiete dolcissima di spirito, coi sensi appena sfiorati da un’onda tiepida e lieve, come un fluttuare di morbidezze indistinte. In tale soavissimo stato d’animo ella alzò gli occhi a guardarlo, stando egli di profilo in una luce quale non le era mai accaduto di poterlo osservare, e le parve bellissimo. Aveva uno di quei volti che solo il bulino od il cesello sembrano degni di scolpire nella nobiltà di una linea che unisce la finezza alla forza, il patetico delicato di un avorio quattrocentesco alla nitidezza acuta di una incisione in rame. La colpì in special modo la linea della bocca singolarmente pura che non lasciava posto a nessuna sinuosità sensuale: un breve arco roseo.

La signora ne provò una sensazione di sorpresa, quasi lo vedesse allora per la prima volta, e insieme un sottile aculeo di punta che ancora non fa male ma che fa pensare al dolore. Disse:

— Come è giovane!

Sulla bella bocca di Moena apparve la piega malinconica di quel mezzo sorriso che lo faceva talvolta sembrare di maggiore età che non fosse. Rispose: