— Oh! no, è impossibile. In quel momento!...

— Era grigio.

— È vero.

— Una sinfonia di grigio sfumata in bianco.

— È vero, è vero. Ma come ha potuto guardare il mio abito allora?

— Non so. Non ho guardato l’abito, ho guardato lei intanto che si allontanava e mi rimase negli occhi quel colore di nube argentea. La vedo ancora, nel vano della porta, sparire....

— Moena, — ella esclamò con subitaneo slancio, — chi ci avrebbe detto quella sera che saremmo diventati.... (si arrestò).

— Che saremmo diventati?... — ripetè Moena rilevando l’interruzione con una punta sottile di malizia.

— Tanto amici, — rispose la signora seria seria.

Ma subito si lessero fino in fondo all’anima ed una gaiezza irresistibile li rese per un istante fanciulli. Avevano spesso assalti di gioia, così, per una parola, per un’allusione, per un pensiero côlto a volo, prima interpretato che detto. Somigliavano veramente a due fanciulli che avendo trovato nei campi un bottino di frutti, prima ancora di assaggiarli si inebbriano nella loro scoperta; in tale freschezza di sensazioni la donna emulava il giovane fino a superarlo, fino a dargli l’illusione assoluta della propria giovinezza. Nato da un eccitamento dei nervi il riso di lei le serviva anche di difesa quando la tentazione la serrava troppo da presso e temeva di scoprirsi. Era una forma di resistenza che non ingannava nè l’uno nè l’altro, ma che permetteva a entrambi di guadagnar tempo prolungando le ore indicibilmente dolci dell’amore che sale.