— Vedi, vedi? Questa sola evocazione ci dà la febbre e vuoi che non sia amore?

Ella teneva il capo reclino ansimando. Non vide gli occhi di Ariele quando rammentò il bacio nel capanno.... ma la voce suadente continuava, ritornata alla forma di rispetto che era tra loro un tacito accordo di resistenza, più ardente forse dell’abbandono.

— E quel meriggio d’oro in mezzo alle rose? la sua cara visita? il crescit eundo?

— Dio! — esclamò la signora, — che ore divine vi sono nella vita! E la sua apparizione in treno il giorno che partii....

— E il grido che ella gettò vedendomi....

— E il piccolo albergo di Trento, quella finestra di fronte al palazzo del diavolo, quel davanzale su cui ci appoggiammo insieme immemori del mondo....

Ancora si guardarono. Ancora nei loro occhi che si dicevano tutto passò il lampo di un ricordo, di un pensiero; ma i labbri tacquero. Trento rivisse nelle loro parole evocatrici allora; Trento col suo fascino misterioso, colla sua bellezza dolorosa, la Trento del loro sogno e del loro amore. Indugiati sulle memorie dell’ultima sera trascorsa ai piedi della statua di Dante, il rosario di passione che essi avevano sgranato li cinse di una collana luminosa le cui faccette alternate erano stelle ed erano lagrime.

— Crede? Crede? Le giuro che non ho mai provato vicino a nessuna donna la commozione che risentii presso a lei, che risento ancora....

— Basta, Ariele. Non sa quanto male mi fanno queste parole? Non comprendi dunque?... Non comprendi?...

Erano entrambi agitatissimi. I loro sguardi che prima si passavano da parte a parte non si vedevano più; le loro mani, le loro braccia si cercavano automaticamente, si stringevano con movimenti convulsi.