Non aveva caldo, la suora, sotto l’abito di lana che pur non lasciava scoperta una sola linea nè del collo, nè dei polsi. Ella aveva anche riunite le mani pallide e molli sotto la pellegrina. Somigliava così al quadro appeso alle pareti, il ritratto della fondatrice della casa, vestita al pari di lei, come se la pellegrina livellatrice delle forme avesse imprigionato la viva e la morta nello stesso sudario di rinunzie.

Lo sguardo della signora vagava dalle finestre assolate alle carte geografiche ed al crocefisso, arrestandosi un istante sul ritratto per ricadere a piombo sulla figura della suora che le stava davanti e che sentiva tanto lontana da lei. Mio Dio, — pensava, — ha ella mai avuta una fronte d’uomo appoggiata sul suo cuore?

— Coll’anno nuovo, — disse la suora, la quale avendo raggiunto l’ultima tavola si trovava presso la porta d’uscita e giudicava esser tempo di metter fuori le sue ultime batterie di campagna, — avremo la luce elettrica.

— Davvero?

— Per opera di un benefattore, naturalmente, il quale si incarica dell’impianto. È stata una bella idea, non c’è che dire, ma abbiamo molti altri bisogni.... molti. Lo stato della guardaroba è compassionevole.... Aspettiamo lo slancio di qualche anima buona....

— Lo slancio non basta, sorella, — interruppe la signora con un sorriso.

— Certamente, ma speriamo.... speriamo nella generosità delle nostre patronesse. Chi può, nevvero?...

— Terrò nota del desiderio.

— Che il Signore la benedica, signora contessa.

— Non me! Non me! — esclamò vivamente la signora, — e già nel suo pensiero si delineava la testa amata sulla quale avrebbe voluto ricondurre tutte le benedizioni.