Ogni suo atto, ogni suo pensiero, qualunque fosse, prendeva ormai quella direzione, gravitava per forza maggiore intorno all’astro da cui le veniva calore e luce; e se per poco si trovava costretta ad allontanarsene, subito vi ritornava con un riflusso di gioia che le rendeva di volta in volta sempre più impossibile vivere altrove. Il sogno era diventato la sua realtà. Per questo lasciando l’asilo corse veloce alla propria dimora, già così piena di lui, dove le era caro raccogliersi per intensificare l’estasi.
Ma un’amica l’aspettava, antica e fedele, venuta dalla provincia, che non vedeva da gran tempo e alla quale tese le braccia con sincero affetto. Fu il loro incontro simile a una pagina cara di un libro dimenticato che si apre improvvisamente.
— Sei sempre la stessa, — disse l’amica con schietta ammirazione.
Non potè la signora, per quanto lo avesse desiderato, renderle il medesimo tributo. La figura che le stava dinanzi, bellissima un giorno e non ancora vecchia, era già ricoperta dallo strato opaco e denso che scende sopra certi volti di donna come un sipario a rappresentazione finita. I suoi capelli, tuttochè ancora bruni, non avevano quel movimento leggiero di una testa sulla quale passa l’ala vagabonda delle dolci visioni; ne’ suoi occhi c’erano troppi numeri, troppe combinazioni sagge e scrupolose perchè lo sguardo potesse ancora sfavillare di fronte all’impreveduto; la linea della bocca, asciutta, in una posa ieratica di immobilità appariva chiusa per sempre ai fremiti del desiderio; bella coppa di Museo a cui nessuno pensa di accostare le labbra. C’era la polvere del tempo sulle sue guancie, dove la regolarità di una vita tranquilla trionfava nella pienezza di un frutto ben conservato, ma dove più non corre la linfa rinnovatrice del ramo; e quell’andare e venire delle luci, quell’alternarsi di toni che dinota l’altalena continua dello spirito moriva sul volto dell’amica in una patina uguale che ne materializzava l’espressione.
La signora rimase un attimo confusa. Aveva torto l’amica di avere tanto mutato o il torto era suo a non mutare?
— Stai molto bene, — le disse finalmente, lieta di aver trovato una frase opportuna in non assoluto dissidio colla verità.
— Davvero la salute è buona, ne ho bisogno per condurre tutta la mia baracca.
— Con molti burattini?
— Cinque.
Si dilungò compiacentemente a parlare de’ suoi figli, specialmente delle ragazze che erano le maggiori; una al ginnasio, l’altra in un collegio svizzero, la prima già laureata dottoressa in lettere.