— Domani?
— Domani.
Affacciandosi più tardi a una finestra del suo salotto che dava sulla via, le parve di vederlo rasentare lentamente il sentiero opposto. Era veramente lui? o l’ombra del suo desiderio? La via era deserta, la finestra bassa; ella si chinò facendo schermo delle mani alla bocca, mormorando: Domani! L’ombra assentì col capo.
E furono finalmente soli nel salotto recondito, caldo ancora dei loro ultimi colloqui. Moena giunse prima che fosse notte, nell’ora dolce della sera che avvolge le cose in un fluido misterioso. Nessuno dei due aveva preparate le parole, nessuno dei due disse ciò che voleva dire, intimiditi dalla lontananza che li aveva divisi, tanto intimi e pure ancora ignoti l’uno all’altro.
Ritrovarono la commozione iniziale che aveva congiunte le loro anime, resa più ardente e più profonda dalle memorie del passato non lontano; e se pure il bisogno delle confidenze tumultuava nei loro cuori le bocche restavano mute, dissuggellate appena da qualche parola che rispondeva troppo imperfettamente a ciò che sentivano.
Stando così in dolcissimo spirituale congiungimento sembrava loro che a parlare avrebbero sempre tempo, mentre quello era tempo d’amarsi in silenzioso ardore, cogli occhi e colle labbra anche, ma senza la voce che precisa in un suono materiale la celeste armonia delle anime e dei sensi.
— E di che soffre?
Questa la prima domanda che l’amata susurrò presso il volto pallido del suo amico.
— Di tutto. Di questo amore....
— Ma io soffro con lei, lo sa. Soffro più di lei....