— Ma questo non è un demerito; nessuna ombra ne può venire a lei, se pur molto dolore.

— Ombre ha sempre la disfatta.

— Dai disinganni si risorge, agli errori si ripara.... Vi fosse pure una colpa, la sincerità delle intenzioni la scusa.

L’Unica pronunciò queste ultime parole affacciata a possibilità mostruose che non osava precisare. Moena sempre più triste soggiunse:

— Certe colpe che non sono forse le più gravi nella vita di un giovane la società non le perdona. Lei stessa se mi vedesse un giorno, un prossimo giorno, esposto al pubblico disprezzo....

— No!

— Se fossi obbligato a lasciare questa città, a nascondermi.... a portare lontano la mia miseria e lai mia vergogna....

Ondate di tenerezza e di affanno schiantavano il cuore dell’Unica. Una sensibilità sovracuta le faceva provare in quell’istante la stessa impressione di inafferrabilità che l’aveva assalita una sera sotto il fascino giovanile della bellezza di Ariele. Come aveva sentito allora i limiti impotenti della voluttà, così la sofferenza la stringeva ora ne’ suoi ferrei nodi ed ella vi si dibatteva incatenata fra i due poli estremi dell’amore e del dolore dove la creatura mortale si frange nella sua miseria.

— Ma che avvenne? — implorò con un gemito.

— Io ho tutto perduto. Sono un vinto. Il tradimento di colui che credevo il più fido de’ miei compagni ha attirato su di me la estrema misura dell’estradizione. Non potrò più rimettere il piede sulla mia terra.