— Poveretto! Poveretto! — e c’era più amore in quel lamento che non nel più caldo bacio. Soggiunse dopo una pausa: — Un’altra cosa ancora aveva promesso di dirmi nell’ora dell’addio, la ricorda, quella?
— E poi? — fece Ariele turbato, — se ne ricevesse una cattiva impressione?
— Come sarebbe possibile? Non ci dobbiamo noi intera sincerità?
— La vuole?
— Assolutamente. Non deve farmi anche piacere?
— Un poco, forse.
Ariele sembrava pentito, esitava. Ma ella lo investì con insolita prepotenza amorosa:
— Voglio!
La voce di Ariele non aveva più suono; l’Unica colle braccia tese si protendeva tutta verso di lui, ansando, ascoltando:
— Poichè è la sola prova d’amore che posso offrirle se mai un giorno ella avesse a dubitare della sincerità de’ miei sentimenti, le dirò dunque che per venire a raggiungerla lassù, per la gioia di restarle vicino, ho compiuto un sacrificio del quale mi è impossibile descrivere in poche parole il valore. Lei però deve comprendermi. Io, per la prima volta in vita mia, ho umiliato la mia fierezza di gentiluomo, ho infranto il voto di non separarmi mai da una sacra reliquia paterna, ho salito le scale del luogo dove i più miserabili vanno a cercare l’obolo per sfamarsi.... L’anello che mio padre morendo mi pose al dito, dove per crudele ironia è impresso lo stemma della mia famiglia....