Non così certo aveva pensato di ritrovarlo, non così lo aveva vagheggiato nella ardente solitudine del desiderio; ma quanto ogni gioia di accesa fantasia era sorpassata dal possesso di quell’anima venuta a spirare fra le sue braccia! Era suo, tutto suo.
Con un tenero orgoglio, con una tacita sfida alla folla sconosciuta di amici e di rivali che le contrastavano nell’ombra l’amore di Ariele, ella sentiva il peso delle care membra gravare sul suo grembo delicato, lo ascoltava, lo ricercava quel peso con squisita voluttà femminile, mentre guardando il nobile volto che la sofferenza cingeva di un’aureola indefinita le sembrò che la bellezza interna di Ariele, tutto ciò che formava il nucleo e il fulcro della sua ragione d’essere, chiusa oramai nel cerchio delle sue braccia, scendesse nell’anima sua come nel suo naturale sepolcro.
Nimbate di luce nuova, splendide di un fulgore d’oro su fondo di tenebre, le parole profetiche di Ariele le apparvero sciolte dai veli misteriosi del destino. “Come nessuna mi ebbe, come nessuna mi avrà.„ Era vero. Così, così!
Nuove forze di idealità si riversarono a fiotti nel suo cuore, esaltandolo, trasportandolo in una magnifica assunzione. O mio Ariele, — pensò, — chi ti ha amato, chi ti amerà mai come io t’amo?
Si chinò ancora una volta sulle labbra del giovane, le gentili labbra che ella prediligeva sopra ogni altra sua materiale bellezza, le labbra dalle quali era uscita la parola che prima l’aveva avvinta; e in un delirio rapido e folle, in un acuto desiderio di congiungimento eterno, la possibilità che egli le morisse veramente tra le braccia ed ella con lui le attraversò lo spirito come una liberazione divina.
XI.
Tutto in natura procede a stati consecutivi che non possono mai nè essere eguali nè rinnovarsi. Questo pensiero le stava fisso nella mente una sera di autunno avanzato, sola, nel salotto dove Moena non sarebbe venuto quella sera.
Qualche cosa cambiava intorno a lei col movimento delle molecole d’aria che si spostano, movimento invisibile ma pure avvertito da una sensibilità amorosa che vigila. Ella era immensamente triste. Sapeva Ariele immerso nella duplice lotta per l’esistenza e per l’ideale e dinanzi al dramma oscuro di quella giovane vita la fiamma della sua passione la cingeva con maggior impeto, commista al nuovo elemento di dolore che raddoppiava in lei la sensazione umiliante della sua impotenza a farlo felice.
Una coppa ricolma d’acqua era a portata della sua mano. In quella coppa ella ed Ariele avevano tante volte estinta la sete insieme, trepidi di desiderio, e il ricordo dolcissimo la indusse ad accostarvi le labbra. Poi tornò a colmarla, sì che non vi era più spazio per una sol goccia. — Il filosofo — pensò — vi porrebbe una foglia di rosa.... ma io, io che cosa posso aggiungere ancora? Che c’è oltre l’amore se non la morte?
La morte corona e premio, sola conservatrice dell’amore. Questa idea si impossessò di lei col fascino di esempi immortali. Francesca, Parisina, Isotta, Ines de Castro, l’ignota amante del re di Thule, Giulietta, Ofelia, non devono forse alla morte di essere ancora così vive? Quale amore in carni caduche resiste all’azione del tempo? E il suo, il suo, per intima fatalità non doveva essere più che ogni altro caduco?