— Sempre si spera, ma....
— Io lo voglio.
Erano in mezzo alla folla che tratto tratto li sospingeva l’uno verso l’altra e quel rapido contatto li faceva trasalire di una non ancora conosciuta dolcezza. Accadeva pure che per il rapido avanzarsi di un tram, di una automobile, egli la arrestasse stringendola al braccio lievemente e sotto la pelliccia l’amata sentiva la carezza. Non potevano parlarsi con tante persone intorno, con tanto rumore, ma era nuovo il piacere di trovarsi lor due soli mischiati a una turba di indifferenti che rendeva più acuta la sensazione della loro vicinanza, più squisito il mistero del loro amore.
Cadeva la nebbia rigida e avvolgente con un fascino di veli sovrapposti in un fluttuare d’ombre, in un vanire fantastico di contorni e di luci. Ella si serrò il manicotto contro il petto, fin sotto la gola. A un tratto lo porse a lui:
— Senta come è morbido.
Ariele vi immerse il volto e la bocca:
— Crescit eundo? — chiese lei, pianissimo, toccando quasi colle labbra la spalla del giovane.
Tutte le rose che fiorivano intorno a loro in quell’evocato giorno di lontana letizia riapparvero, si diffusero nella nebbia umida, si sparsero a petali, a ciocche, a corone, invermigliando l’aria che divenne tutta del colore di quelle rose, come quel giorno!
E non dissero più nulla, camminando insieme, vicini, beati, senza vedere i passanti, urtandoli.
Ma queste alternative di scoramento e di ebbrezza la uccidevano. Ella aveva da tempo la prescrizione medica di evitare le forti commozioni, minacciata da un mal di cuore che la sua eccessiva sensibilità rendeva pericoloso. La vita del pensiero era in lei così intensa che un’ora sola di gioia o di dolore le alimentava un seguito di vibrazioni tali da esaurirla. Bastava talvolta una lettura per far sorgere d’un colpo tutti i tormenti della sua anima. Appunto in quei giorni le accadde di leggere una di quelle creazioni tra la fiaba e il romanzo dove gli autori nordici sanno trasfondere il loro profondo senso della vita.