Alle prime parole udite tutto il sangue della signora le affluì al cuore, rombò violento nel suo petto, sollevandolo, ricadde lungo le vene, giacque, lasciando lei immobile nello stordimento di una leggera ebbrezza. Poi le venne un po’ di paura pensando che qualche cosa del suo segreto fosse già trapelato nel pubblico e con tale rodìo nella mente la assalì il bisogno di vedere subito Moena, di comunicargli i suoi timori, forse sperando di esserne rassicurata. Gli scrisse raccomandandogli di non mancare quella sera, ma sul punto di spedire la lettera riflettè che la posta non l’avrebbe recapitata che il giorno dopo e come il suo domestico trovavasi assente per altre incombenze si avviò lei stessa alla dimora di Moena per lasciargli la lettera alla porta.
La casa dove Ariele abitava era da sì gran tempo il punto convergente de’ suoi pensieri, l’aveva tante volte immaginata e sognata che ad accostarvisi in realtà le tremavano i ginocchi. Già appena imboccata la via, dopo di avere letto e riletto il nome sulla targa quasi non si potesse persuadere che fosse proprio quella, sprofondò lo sguardo fino all’estremità con un morbido languore di carezza, pensando: questi sono i luoghi che egli vede sempre, sono le pietre dove i suoi piedi passano e ripassano, è l’aria impregnata della sua persona. Strinse le labbra e respirò forte colle narici aperte, la fronte alta, sembrandole che qualche cosa di lui la penetrasse.
Forse una allucinazione fluttuava dinanzi alle sue pupille? No. Ariele le veniva incontro rapidamente con una espressione negli occhi di felicità e di stupore.
— Lei qui?
Dovette spiegargli la singolarità dell’incontro e il desiderio di trovarsi con lui per conferire sui discorsi uditi e sulle conseguenze che ne verrebbero se il loro amore fosse divulgato. Era un po’ convulsa, tremava.
Ariele volle subito protestare sulla sua discrezione. Ella lo interruppe non permettendo che fra loro due potesse nemmeno insinuarsi l’ombra del sospetto e cercava nomi, cercava fatti per spiegare le parole che aveva sorprese. — Mi dica tutto, mi dica tutto, — pregava il giovane.
Ma lì, sulla via, nella chiara luce del giorno, agitati entrambi, compresero che era impossibile parlare. Si trovavano proprio dinanzi alla porta di Ariele. Egli l’accennava con uno de’ suoi gesti brevi e riservati. La signora ebbe un sussulto.
— Un momento solo.... — mormorò lui, supplice.
— Venga lei questa sera da me.
— Non posso questa sera, assolutamente.