Il giovane allentò le braccia....

XII.

— La glicine è fiorita, — disse un mattino la cameriera schiudendo le persiane in camera della signora.

Poco dopo la signora affacciossi a sua volta guardando giù nel giardino i bei grappoli color d’ametista pendenti sul muro, turgidi sotto le goccie della rugiada come gole di donna indiamantate. Rifiorirono, — pensava, ma non sono più i grappoli dell’anno scorso.

L’alta specchiera fra due colonnine dorate la riflettè, discinta come era, ancora avvenente in una sua speciale eleganza di linee, ancora donna. Ancora? e per quanto tempo? Salì col palmo della mano lungo il braccio, il braccio bianco che Ariele non conosceva, che non avrebbe mai cinto così nudo il suo collo; piegò la faccia lentamente fino a toccarlo, in alto, dove si congiunge alla spalla, e stette un attimo colle labbra appoggiate alla fresca morbidezza della propria carne chiudendo gli occhi con uno spasimo disperato.

Sul vassoio del caffè c’era il saluto quotidiano di Ariele, il suo raggio di sole. Poche parole, talvolta una sillaba sola, un grido ardente dell’anima “Tu!„. Il saluto di quel mattino recava “Più che come sempre„. Così rinasceva l’alternativa del dubbio scorato e dell’inebriante miraggio, della ragione che le suggeriva: fuggi, e dell’amore che le diceva: vieni.

Fu ancora in quel tempo di primavera, durante un molle vespero, pochi giorni appresso dalla fioritura delle glicini che ella credette di scorgere in Ariele una inquietudine nascosta, una specie di disagio nel quale egli si distraeva sfuggendo alle di lei carezze. Si pose allora ad esaminarlo acutamente, a scrutargli in volto le gradazioni di quel suo pallore di sensitivo; avrebbe voluto sviscerargli i pensieri, leggergli dentro, cogliere gli aneliti del suo cuore nelle inflessioni della sua voce; ma il segreto che si nasconde in ogni creatura umana le rimaneva invisibile anche in quella creatura amata. Tutta la sua passione, tutta la sua dedizione erano vane. L’estasi amorosa le poteva far credere in certi istanti di formare un’anima sola, ma non era vero. Le loro anime restavano due anche nei momenti della maggiore intimità come erano due i loro corpi per quanto un disperato amplesso li avvincesse in questo desiderio supremo.

— Ariele....

Si scosse, la guardò con occhi ingranditi da un’ombra violacea. Il profumo delle glicini saliva dal giardino umido e oscuro, misteriosamente. Il pensiero ha volo d’angelo e volo di strige. Ella pensò: Una donna! Ma ecco che egli non lo vedeva questo pensiero e affinchè nulla di esso trasparisse sulla sua fronte agitata, nella soffocazione improvvisa che la prese al sommo del petto, corse ad affacciarsi al balcone.

— Che ha? — chiese Ariele.