— Nulla.
Era la prima volta che mentiva e una grande amarezza gliene rimase sulle labbra ermeticamente chiuse da un suggello d’orgoglio. Il giovane la raggiunse appoggiandosi vicino ad essa sul davanzale.
— Come a Trento, — disse dolcemente.
L’amata fece un gesto vago, curvandosi nell’olezzo delle glicini che non erano più quelle dell’anno scorso....
— Mio Dio, mio Dio! — mormorò quando fu sola, tutta colma la bocca, gli occhi e l’anima della presenza di Ariele, — dovrò io entrare nella volgarità e nel ridicolo della gelosia?
L’assurdo di un amore che non poteva avere nessuna via di uscita, che era fuori del tempo e della possibilità, impotente a dare la gioia della continuazione, quell’amore che era il suo; folle amore, dolorosissimo fra tutti gli amori, le riaffacciò alla mente la visione del rogo. Come erano belle le prime faville! come balzavano liete e vivide e sicure a ricercare l’altezza! Oh! dove era più il divino incanto dei primi sguardi, delle prime parole? dove il primo avvolgere trepido e caldo della fiamma? dove il primo morso ardente? Ecco ora una grevezza di fumo salirle al respiro e un bruciore insopportabile dilaniarle le carni e l’aria intorno mancarle a poco a poco e velarsi la luce e cessare la magìa dei suoni e sentire la voragine che la inghiottiva membro a membro. E poi?... Cenere.
Lo doveva sapere. Lo sapeva infatti, nello stesso modo che giunti all’età della ragione si sa che si deve morire; ma come la visione della morte non paralizza la vita così ella aveva amato senza pensare più alla fine dell’amore o piuttosto trovando una superiorità di sentimento, un generoso disdegno di ogni calcolo in quel suo offrirsi deliberatamente al sacrificio. Appunto perchè privo di speranza sentiva la rarità del dono fatto ad Ariele e lo misurava con appassionata fierezza all’amore che gli avrebbero offerto altre donne con tanta usura di interesse e di ipoteche. Se c’era un pensiero che la sorreggeva nello strazio era quello: sapere che malgrado le insidie del destino, malgrado le seduzioni che attendevano al varco la giovinezza di Ariele, malgrado egli potesse amare ancora, molto, perdutamente, quando vorrà raccogliersi in sè nelle ore solenni del ricordo e meditare e giudicare quel nome di Unica che egli aveva trovato per lei, tutta la sua coscienza gli griderebbe: “È vero. Ella sola ti ha amato!„
Ora bisognava morire. Morire come? Fuggire, strapparselo dal cuore, distruggere ogni memoria ogni segno del passato, lasciarlo libero, Morire a lui, per lui.
Una sera in cui era sola e più ardentemente lo desiderava si volle figurare la disperata solitudine che l’attendeva quando egli non venisse più; le ore tremende dell’abbandono in quella stanza tutta piena di lui, dove avevano tante volte evocato l’idillio timido e confuso del loro amore nascente argomentando che dovesse essere eterno. Qualunque cosa avvenga, — egli diceva, — non posso nemmeno immaginare di vivere senza di te! Ma lei col tormentoso presagio che fa di certe anime il carnefice di sè stesse vedeva già il suo posto vuoto e l’aria agitata un dì dalle loro parole starsi immobile nella tragica immobilità che circonda i sepolcri. Quando quella portiera non si sollevasse più, quando la bella persona di Ariele riempiendo il vano dell’uscio non accendesse più di mille lumi lo spazio, quando egli non toccasse più i suoi ninnoli, i suoi libri col grazioso gesto infantile che le piaceva tanto in lui, quando sorridendo e guardandola non accostasse più le dolci labbra alla coppa dove ella beveva, quando tutte le care intimità del loro amore fossero finite e l’ombra terribile del nulla scendesse sulle sere del futuro, come potrebbe resistere a tanta rovina?
Morire, morire, morire! Con questa parola terminava ogni suo soliloquio; era diventata la sua ossessione, il suo incubo. Rimpiangeva continuamente l’ora di passione profonda durante la quale aveva tenuto Ariele sfinito in grembo, suo, tutto suo, in suo pieno dominio, con quelle labbra gelide dove ella aveva soffiata la propria vita, dove avrebbe potuto accostare la morte e morire con lui e sparire per sempre nel vortice oscuro dell’al di là, insieme.