E s'apre alcuna volta a più d'un vizio

L'uscio dell'orto e quello della via

E vassi enormemente al precipizio.

Liborio, infra noi due detto ciò sia,

Riescono pur troppo iniquamente

Le chierche fatte per economia.[27]

Le quali ultime parole sono un accenno, non senza mestizia, all'uso de' suoi tempi e al suo proprio destino, essendo anch'egli, come sappiamo, una chierica fatta per economìa. Del resto, chi volesse un espressivo ritratto della vita prelatizia del secol passato non avrebbe che a leggere i Capitoli XIV e XV, dei quali la lunghezza del tema (per non dir altro) non mi permette di referire alcun saggio.

Dei frati, come ignoranti ed oziosi, non vorrebbe inquietarsi. Scrivendo alla Lisabetta Montemagni a cui si facea cappuccino un fratello, si frena assai; ma codesto frenamento gli presta un'ironìa così fina e garbata ch'io non so davvero a qual'altra paragonarla dei contemporanei. «Che bella cosa, Bettina, farsi frate! Io mi voglio male perchè non mi feci. Quel non pensare a niente, neanche a andare pulito, neanche a spogliarsi e a vestirsi per andare a letto.

Appunto, appunto, come i can barboni!

E poi c'è di meglio; quell'esser libero dai vostri lacci, o donnette terribili; ed egli, vedi, il tuo fratello s'è levato d'ogni pericolo; non penserà che a fare spropositi per dar nel genio al padre guardiano[28]»,