Nè lesse mai in su le carte achee,
Ovver di Roma o di nostra favella
Le cose belle che cantâr coloro
Ch'ebber mente divina e plettro d'oro.
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Ma canta per istare allegramente,
E acciò che si rallegri ancor chi l'ode;
Nè sa, nè bada a regole nïente,
Sprezzatrice di biasimo e di lode,
Qual tiranneggia cotanto la gente;