Ni. Tu mi ricrei tutto quanto. Fia egli maschio?

Li. Maschio.

Ni. Io lacrimo per la tenerezza.

Fra. Andatevene in Chiesa, io aspetterò qui le donne. State in lato che le non vi vegghino; e partite che le fieno, vi dirò quello che l'hanno detto.

[III. 9]

FRATE TIMOTEO solo.

Io non so chi s'abbi giuntato l'un l'altro. Questo tristo Ligurio ne venne a me con quella prima novella per tentarmi, acciò, se io non gliene consentiva, non mi arebbe detta questa, per non palesare e' disegni loro senza utile, e di quella che era falsa non si curavono. Egli è vero che io ci sono stato giuntato; nondimeno questo giunto è con mio utile. Messer Nicia e Callimaco son ricchi, e da ciascuno per diversi rispetti sono per trarre assai; la cosa conviene che stia segreta, perché l'importa cosi a loro a dirla, come a me. Sia come si voglia, io non me ne pento. È ben vero che io dubito non ci avere difficultà, perché madonna Lucrezia è savia e buona; ma io la giugnerò in sulla bontà. E tutte le donne hanno poco cervello; e come n'è una che sappia dire dua parole, e' se ne predica, perché in terra di ciechi chi v'ha un occhio è signore. Ed eccola con la madre, la quale è bene una bestia, e sarammi un grande aiuto a condurla alle mie voglie.

[III. 10]

SOSTRATA, LUCREZIA.

So. Io credo che tu creda, figliuola mia, che io stimi l'onore tuo quanto persona del mondo, e che io non ti consigliassi di cosa che non stessi bene. Io t'ho detto e ridicoti, che se fra Timoteo ti dice che non ci sia carico di coscienza che tu lo faccia senza pensarvi.