La. Io ho sempre mai dubitato, che la voglia che Messere Nicia ha d'avere figliuoli non ci faccia fare qualche errore: e per questo, sempre che lui mi ha parlato d'alcuna cosa, io ne sono stata in gelosia e sospesa, massime poi che m'intervenne quello voi sapete per andare a' Servi. Ma di tutte le cose che si son tentate, questa mi pare la più strana, di avere a sottomettere el corpo mio a questo vituperio, ad essere cagione che un uomo muoia per vituperarmi; che io non crederei, se io fussi sola rimasa nel mondo, e da me avessi a risurgere l'umana natura, che mi fussi simile partito concesso.
So. Io non ti so dire tante cose, figliuola mia. Tu parlerai al frate, vedrai quello che ti dirà, e farai quello che tu dipoi sarai consigliata da lui, da noi e da chi ti vuole bene.
Lu. Io sudo per la passione.
[III. 11]
FRATE, LUCREZIA, SOSTRATA.
Fra. Voi siate le ben venute. Io so quello che voi volete intendere da me, perché Messere Nicia m'ha parlato. Veramente io son stato in su' libri più di due ore a studiare questo caso; e dopo molte esamine, io truovo di molte cose, che e in particulare e in generale fanno per noi.
La. Parlate voi davvero, o motteggiate?
Fra. Ah! madonna Lucrezia, son queste cose da motteggiare? Avetemi voi a conoscere ora?
La. Padre no; ma questa mi pare la più strana cosa che mai si udisse.
Fra. Madonna, io ve lo credo, ma io non voglio che voi diciate più cosi. E' sono molte cose, che discosto paiano terribile, insopportabile, strane; e quando tu ti appressi loro, le riescono umane, sopportabile, dimestiche; e però si dice che sono maggiori li spaventi ch'e' mali; e questa è una di quelle.