Ni. Come! iersera? Dov'è egli stato stanotte?
Pir. Chi lo sa?
Ni. Sia in buon'ora. Va' via, fa' quello che io t'ho detto. Sofronia avrà mandato per Eustachio; e questo ribaldo ha stimato più le lettere sue che le mie, che gli scrissi che facesse mille cose, che mi rovinano se le non si fanno. Al nome di Dio, io ne lo pagherò. Almeno sapessi io dove egli é, e quel che fa. Ma ecco Sofronia, ch'esce di casa.
[II. 3]
SOFRONIA, NICOMACO.
Sofr. Io ho rinchiusa Clizia e Doria in camera. E' mi bisogna guardare questa fanciulla dal figliuolo, dal marito, da' famigli; ognuno le ha posto il campo intorno.
Ni. Sofronia, ove si va?
Sofr. Alla messa.
Ni. Ed è pur carnasciale; pensa quel che tu farai di quaresima.
Sofr. Io credo che s'abbia a far bene d'ogni tempo, e tanto è più accetto farlo in quelli tempi che gli altri fanno male. Ma e' mi pare che a far bene noi ci facciamo da cattivo lato.