Ni. Come? Che vorresti tu che si facesse?
Sofr. Che non si pensasse a chiacchiere, e poi che noi abbiamo in casa una fanciulla bella, buona, e d'assai, ed abbiamo durato fatica ad allevarla, che si pensasse di non la gittare or via; e dove prima ogni uomo ci lodava, ogni uomo ora ci biasimerà, veggendo che noi la diamo a un ghiotto senza cervello, che non sa far altro che uno poco radere, che non ne viverebbe una mosca.
Ni. Sofronia mia, tu erri. Costui è giovane di buono aspetto; e se non sa, è atto ad imparare, e vuol bene a costei; che sono tre gran parti in uno marito: gioventù, bellezza ed amore. A me non pare che si possa ir più là, né che di questi partiti se ne trovi a ogni uscio. Se non ha roba, tu lo sai che la roba viene e va; e costui è uno di quelli, che è atto a farne venire, ed io non lo abbandonerò, perché io fo pensiero, a dirti il vero, di comperargli quella casa che ora ho tolta a pigione da Damone nostro vicino, ed empierolla di masserizie, e di più, quando mi costasse quattrocento fiorini, per mettergliene...
Sofr. Ah, ah, ah!
Ni. Tu ridi?
Sofr. Chi non riderebbe?
Ni. Si, che vuoi tu dire? Per mettergliene in su una bottega, non sono per guardarvi.
Sofr. È egli possibile però che tu voglia con questo partito strano torre al tuo figliuolo più che non si conviene e dare a costui più che non merita? Io non so che mi dire; io dubito che non ci sia altro sotto.
Ni. Che vuoi tu che ci sia?
Sofr. Se ci fosse chi non lo sapesse, io gliene direi: ma perché tu lo sai, io non te lo dirò.