Ni. La fia da calzoni. Andiam dentro.
Eust. Io non vo' già venire, perché io voglio trovare Cleandro, perch'ei pensi se a questo male è rimedio alcuno.
Canzone.
Chi giammai donna offende
A torto o a ragion, folle è se crede
Trovar per prieghi o pianti in lei mercede;
Come la scende in questa mortal vita
Con l'alma insieme morta,
Superbia, ingegno, e di perdono oblio,
Inganno, e crudeltà le sono scorta,
E tal le danno aita,
Che d'ogni impresa appaga il suo disio,
E se sdegno aspro e rio
La muove, o gelosia adopra, e vede;
E la sua forza mortai forza eccede.
[IV. 1]
CLEANDRO, EUSTACHIO.
Cle. Come è egli possibile che mia madre sia stata si poco avveduta, che la si sia rimessa a questo modo alla sorte d'una cosa, che ne vadia in tutto l'onor di casa nostra?
Eust. E egli è come io t'ho detto.
Cle. Ben sono sventurato; ben sono infelice. Vedi s'io trovai appunto uno che mi tenne tanto a bada che si è senza mia saputa concluso il parentado, e deliberate le nozze, ed ogni cosa è seguita secondo il desiderio del vecchio! O fortuna, tu suoi pure, sendo donna, essere amica de' giovani; a questa volta tu se' stata amica dei vecchi! Come non ti vergogni tu ad avere ordinato che si delicato viso sia da si fetida bocca scombavato, si delicate carni da si tremanti mani, da si grinze e puzzolenti membra tocche? Perché non Pirro, ma Nicomaco (come io mi stimo) la possederà. Tu non mi potevi far la maggiore ingiuria, avendomi con questo colpo tolto ad un tratto e l'amata e la roba; perché Nicomaco, se questo amor dura, è per lasciare delle sue sustanze più a Pirro che a me. E' mi pare mille anni di vedere mia madre per dolermi e sfogarmi con lei di questo partito.
Eust. Confortati, Cleandro, che mi pare che la n'andasse in casa ghignando, in modo che mi pare essere certo che il vecchio non abbia aver questa pera monda, come e' crede. Ma ecco che viene fuora egli e Pirro, e sono tutti allegri.
Cle. Vanne, Eustachio, in casa; io voglio stare da parte per intendere se qualche loro consiglio facesse per me.